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33mila volte equo e solidale

I dati dell’ultimo anno indicano una realtà italiana ampia e diffusa, un’economia virtuosa che movimenta merci e denaro dando spazio e garantendo i diritti dei produttori del Sud del mondo… e non solo.

È un’avanzata pacifica, inesorabile, concreta: il commercio equo e solidale, quello dei diritti, della dignità e dell’equilibrio fra uomo e territorio, conta in Italia 33.000 soci che fanno capo a 84 organizzazioni, cooperative e consorzi; ci sono poi oltre 5000 volontari e 256 punti vendita (in crescita), per un valore aggregato di produzione di oltre 78 milioni di euro.

Sono questi i dati relativi all’ultimo anno che permettono di scattare una fotografia assolutamente positiva del fair trade nel nostro paese. Procede speditamente anche il riconoscimento legislativo di questa realtà: in Italia sono ormai 12 le Regioni che si sono dotate di una legge a sostegno del commercio equo; l’ultima in ordine di tempo è stata la Lombardia.

«Il commercio equo è un rilevante fenomeno economico e sociale, capace di migliorare la qualità della vita di milioni di piccoli produttori, di condurre pratiche commerciali rispettose, di tutelare i diritti dei lavoratori e dell’ambiente» spiega Alessandro Franceschini, presidente di Agices, l’associazione di categoria delle organizzazioni di commercio equo e solidale italiane. «E si propone anche come modello economico socialmente ed ambientalmente sostenibile, i cui criteri base delineano l’orizzonte a cui tendere per una possibile conversione dell’attuale modello dominante. Lo abbiamo dunque dimostrato: è possibile massimizzare la distribuzione del reddito su tutta la filiera produttiva, portare benefici alle comunità locali, autonomia e sviluppo a chi è marginalizzato da un mercato controllato dai poteri forti. È possibile utilizzare la finanza per promuovere beni comuni, produzione e lavoro e non per fini speculativi. Ciò significa quindi fornire ottimi prodotti ai consumatori, rispettando standard che promuovono il benessere collettivo, la sostenibilità ambientale e limitano l’accumulo di potere e ricchezza individuale. In altre parole, il commercio equo fa ciò a cui la politica sembra aver rinunciato: “turba” i mercati, regola gli scambi commerciali, vincola i prezzi. Prezzo minimo garantito dei prodotti, salari minimi calibrati sul costo della vita, prefinanziamenti, risorse per benefit sociali, relazioni di lungo periodo, obbligo al rispetto di un insieme minimo di criteri sociali e ambientali. Non solo un manifesto di opposizione ideale all’economia dominante, ma pratica concreta quotidianamente applicata da oltre 1000 organizzazioni e imprese in 70 paesi del mondo, con milioni di persone coinvolte».

Equo garantito

La novità, lanciata alla World Fair Trade Week di Milano che si è tenuta a maggio, è un sistema di garanzia equosolidale chiamato Equo Garantito, che approda sulle vetrine di oltre 250 punti vendita equi in tutta Italia. È il logo che rende riconoscibile ed esplicito il fatto che l’organizzazione che lo utilizza appartiene a un sistema di garanzia, i cui criteri sono condivisi e presi ad esempio dalla World Fair Trade Organization, l’organizzazione mondiale del commercio equo e solidale.

«Equo Garantito rappresenta un momento di passaggio cruciale del movimento fair trade italiano»ha spiegato Vittorio Leproux del direttivo di Agices. «Il nuovo logo coinvolge l’associazione e gli associati: tutti lo esporranno per dare risalto – nelle vetrine, sui siti, nella carta intestata di ciascuno – alla scelta di questa identità comune».

È stata lanciata anche un’applicazione gratuita per smartphone e tablet dedicata al fair trade italiano. Si chiama EquoApp e consente di geolocalizzare le botteghe “equo garantite” più vicine e gli altri punti vendita del commercio equo e solidale in Italia, trovare i ristoranti che utilizzano prodotti equi e solidali più vicini, usufruire di sconti e promozioni dedicati, restare sempre informati sulle novità e ricevere informazioni sugli eventi e le attività in programma.

L’applicazione è già disponibile su Google Play per dispositivi Android e su Apple Store per iPhone e iPad.

 

tratto da Terra Nuova

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