Scopri i punti vendita

Ecco perché abbiamo bisogno del commercio equo

Questo è un breve documento (QUI in pdf) che riteniamo fondamentale per tutti il nostro movimento: in esso sono contenute le ragioni politiche profonde del perché AGICES – Equo Garantito ha deciso di organizzare la World Fair Trade Week e il contributo del nostro Movimento al dibattito internazionale sui temi dello sviluppo sostenibile. (Alessandro Franceschini, Presidente AGICES)

“Trade not Aid” (“Commercio, non aiuti”): questo lo slogan lanciato nel 1964 dai pionieri del Commercio Equo, alla prima Conferenza Unctad (la Commissione delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo) di Ginevra. Era rivolto ai paesi industrializzati, che rispetto ai temi dello sviluppo e degli squilibri Nord/Sud tendevano ad ignorare problemi fondamentali come i prezzi dei prodotti o l’accesso dei paesi del Sud ai mercati, preferendo offrire loro “aiuti allo sviluppo” e prestiti. Il Commercio Equo quindi sin da subito evidenziò che il suo presupposto era la critica alle regole del commercio internazionale, ed il suo obiettivo (oltre al sostegno ai piccoli produttori del Sud) dimostrare che era possibile fare economia rispettando criteri di equità sociale.

Se 50anni fa queste erano le radici del Fair Trade, la condizione attuale del pianeta – ove oltre 842 milioni di affamati convivono con 600 milioni di persone con problemi di sovralimentazione – rende ancora più urgente il suo ruolo, valide le sue analisi del contesto economico, necessarie le sue proposte per combattere povertà ed esclusione sociale. L’insostenibilità del modello economico globale – ove ad una inaudita concentrazione dei poteri corrisponde la marginalizzazione delle istituzioni sovranazionali che dovevano contrastare disuguaglianze, fame, distruzione dell’ambiente – tanto è visibile e concreta, quanto sembra ignorata dalle politiche che dovrebbero porvi rimedio: 147 macro aziende, in gran parte banche o società finanziarie, hanno un valore economico pari al 40% di tutta la ricchezza mondiale (Politecnico Federale di Zurigo, 2011); 10 mega-multinazionali controllano – tramite 500 marchi di loro proprietà – il 70% delle scelte alimentari mondiali (Oxfam, 2013); le prime 10 catene di grande distribuzione controllano il 15% delle vendite mondiali alimentari; le prime 5 catene di vendita europee controllano il 50% del mercato alimentare al dettaglio (Fair Trade Advocacy Office, dicembre 2014); nel 2016 si raggiungerà il record della disuguaglianza economica mondiale, quando l’1% della popolazione possiederà più ricchezza dell’altro 99%, mentre il 79% della popolazione mondiale si spartirà appena il 5,5% della ricchezza globale (Oxfam, 2015); nel 2012 la FAO ha stimato che entro il 2085 il cambiamento climatico in atto potrebbe causare la perdita dell’ 11% dei terreni coltivabili nei cosiddetti “paesi in via di sviluppo”, e che per l’Africa i danni saranno di gran lunga superiori; entro il 2050 si stima che il cambiamento climatico causerà un aumento tra il 10% ed il 20% del numero di persone a rischio di fame, e del 21% del numero di bambini a rischio di malnutrizione.

A fronte di questa situazione, l’evento più grande mai organizzato dal Fair Trade mondiale – non a caso in parallelo all’Expo 2015 – non rappresenta solo la narrazione dei 60 anni di esistenza del Fair Trade, o solamente la grande opportunità di conoscerlo meglio e da vicino. La World Fair Trade Week di Milano costituisce un grido di allarme e di speranza, un monito che ricorda a tutti che povertà e sfruttamento non sono frutto del destino, ma soprattutto conseguenze di scelte politiche ed economiche. L’esistenza stessa del Fair Trade rappresenta una critica all’economia dominante, incapace di invertire la rotta. Ma anche un’opportunità concreta per tutti, in quanto dimostra che è possibile produrre, consumare e fare economia rispettando criteri sociali ed ambientali, lavorando per distribuire il profitto lungo tutta la filiera produttiva, e non per concentrarlo nelle mani di pochi.

La novità della World Fair Trade Week di Milano – organizzata da Agices-Equo Garantito e da WFTO – sta quindi nel presentare il Commercio Equo non solo come un rilevante fenomeno economico e sociale, capace (com’è stato ripetutamente riconosciuto da Unione Europea ed istituzioni internazionali) di migliorare la qualità della vita di milioni di piccoli produttori, di condurre pratiche commerciali rispettose, di tutelare i diritti dei lavoratori/trici e dell’ambiente. Ma anche di proporsi come modello economico socialmente ed ambientalmente sostenibile, i cui criteri base delineano l’orizzonte cui tendere per una possibile conversione del sistema economico dominante in direzione della sostenibilità. Il Commercio Equo si propone quindi come esperienza matura ed in espansione – anche ai produttori del Nord, tramite il cosiddetto “Domestic Fair Trade”, già attivo in Italia ed Europa – che pretende di offrire al sistema sociale ed economico principi e pratiche in grado di affrontare in modo innovativo ed efficace gli obiettivi di riduzione delle disuguaglianze e di riconversione ecologica dell’economia, dei quali sono pieni gli accordi internazionali, e quasi vuoti gli elenchi dei risultati. Che richiede attenzione agli effetti concreti dei suoi principi ideali ed operativi, in quanto dimostrano che è possibile orientare l’azione economica al massimizzare la distribuzione del reddito su tutta la filiera produttiva, al portare benefici alle comunità locali, ed autonomia e sviluppo a chi è marginalizzato da un mercato controllato dai poteri forti. All’utilizzare la finanza per promuovere beni comuni, produzione e lavoro, e non per fini speculativi. E’ cioè possibile fare economia e commercio – e fornire ottimi prodotti ai consumatori – rispettando standard che promuovono il benessere collettivo e la sostenibilità ambientale, e limitano l’accumulo di potere e ricchezza individuale. Il contrario dell’estremismo “liberalizzante” che da decenni pretende di avere il monopolio nel dettare le regole dell’economia e del commercio, e che ha contribuito a produrre i problemi globali del presente.

In altre parole, il Commercio Equo – che registra un continuo aumento di vendite sia in Italia che in Europa che nel mondo – fa ciò cui la politica sembra aver abdicato: “turba” i mercati, “regola” gli scambi commerciali, “vincola” i prezzi. Prezzo minimo garantito dei prodotti, salari minimi calibrati sul costo della vita, prefinanziamenti, risorse per benefit sociali, relazioni di lungo periodo, obbligo al rispetto di un insieme minimo di criteri sociali ed ambientali… Non (solo) un manifesto di opposizione ideale all’economia dominante, ma pratica concreta quotidianamente applicata da oltre 1.000 organizzazioni ed imprese in 70 paesi del mondo, coinvolgente milioni di persone. In loro rappresentanza da Milano, a maggio 2015, emerge uno degli aspetti che alimenterà il Fair Trade del futuro, ed il suo dialogo polemico e propositivo con la società che lo ospita: il Commercio Equo e l’economia solidale “fanno bene a tutti”, essendo un modello virtuoso e valido non solo per i piccoli produttori del Sud del mondo (che sono e rimarranno la sua priorità) e per i consumatori consapevoli, ma per l’economia in generale.

AGICES – Equo Garantito. Milano, maggio 2015.

Lascia un commento

  • Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

    Chiudi

    Theme Settings