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Il movimento del Commercio Equo sollecita l’Unione Europea nella messa in pratica dell’agenda 2030

Il 23 novembre la Commissione Europea ha lanciato un pacchetto di politiche che mappano le azioni e gli impegni in corso dell’Unione Europea per raggiungere gli obiettivi 2030 e pongono le basi per le future direzioni della cooperazione internazionale e le relazioni con gli altri paesi Africa, Caraibi e del Pacifico. Nel comunicato stampa che segue, il movimento del Commercio Equo Europeo, attraverso il proprio ufficio di advocacy a Bruxelles – FTAO commenta tali impegni ed esprime soddisfazione per il rinnovato riconoscimento della Commissione rispetto al lavoro del Commercio Equo nell’implementazione dell’agenda Oltre a questo, il Fair Trade Advocacy Office dichiara di voler continuare a sollecitare l’Europa a puntare ancora più in alto e richiedere sempre maggiore impegni istituzionali per il raggiungimento degli obiettivi globali poiché ci sono ancora molti aspetti da migliorare e su cui prendere posizione per garantire più diritti per i lavoratori e per il Pianeta.

Due giorni fa, la Commissione Europea ha annunciato la propria strategia per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile in Europa e globalmente. Due documenti (Communication on the next step for a sustainable European future, e Staff Working Paper) mappano le azioni esistenti e quelle invece per cui è necessario impegnarsi per raggiungere quanto definito dall’agenda 2030. Si aggiunge poi un terzo documento sul consenso europeo sullo sviluppo (Communication on the new European Consensus on Development) che cerca di allineare la cooperazione europea con l’agenda 2030. Infine, è stata presentata la comunicazione sulla rinnovata partnership tra Eu e paesi ACP (Communication on a renewed partnership with African, Caribbean and Pacific (ACP) countries)  dopo la fine degli accordi di Cotonou che scadranno nel 2020.

In questo contesto e nel documento de Consensus on development – l’Europa ha riconosciuto l’importante impatto del Commercio Equo nell’implementazione dell’agenda 2030, così come l’inclusione del Commercio Equo nella lista delle azioni chiave per raggiungere tali obiettivi.  Il Commercio Equo inoltre apprezza l’impegno ad intensificare il supporto al consumo consapevole e a modelli di produzione sostenibili così come la promozione di pratiche di commercio responsabili nella catena di fornitura.

Tuttavia, il movimento vuole anche sottolineare che purtroppo la Commissione Europea non sta ancora utilizzando l’opportunità degli obiettivi si sviluppo sostenibile per iniziare un importante e decisivo  percorso di cambiamento dell’attuale modello di sviluppo che da più parti viene ormai considerato come non sostenibile, ne equo. Un modello che mette al centro l’interesse a breve termine dei privati rispetto a quello delle persone e del pianeta.

Sergi Corbalan, direttore del Fair Trade Advocacy Office ha dichiarato che il movimento del Commercio Equo rimarrà un soggetto amico ma critico nei confronti dell’Unione Europea, per spronare e aumentare il livello di impegno e le risposte dell’Unione rispetto all’agenda 2030.

Il primo passo da fare è quindi rendere consapevoli i cittadini di queste sfide. Questo è prerequisito fondamentale per cambiare il paradigma esistente.

Per questo il movimento europeo del Commercio Equo e Solidale chiede al Parlamento Europeo e al Consiglio di assicurare che l’educazione informale e la sensibilizzazione dei cittadini diventino parte integrante del piano dell’Europa per raggiungere l’agenda 2030. Sembra infatti che tale aspetto non sia stato considerato nei vari documenti. In aggiunta, si nota che rimangono alcuni aspetti critici riguardanti le imprese e l’approccio volontario rispetto alle pratiche di sostenibilità da mettere in campo per raggiungere gli obiettivi di sviluppo e anche per quanto riguarda il “Public procurement” sembra aver perso l’importanza che gli era stata riconosciuta con la direttiva del 2014 che ne definiva le regole.

Equo Garantito, che aderisce al Fair Trade Advocacy Office, condivide le analisi fatte e le proposte di miglioramento e su queste sta già lavorando a livello italiano da tempo. L’obiettivo è quello di aumentare l’informazione e la consapevolezza dei cittadini e dei consumatori sulle ingiustizie create dall’attuale mercato e commercio globale e far conoscere le proposte del Commercio Equo e Solidale come risposta alle disuguaglianze e agli squilibri creati dal sistema esistente, soprattutto per quanto riguarda i produttori del sud ma anche del nord del mondo.

Tenendo conto dei principi definiti nella Carta Italiana dei criteri del Commercio Equo e Solidale, insieme ai nostri soci, continuiamo ad agire nell’educazione alla cittadinanza globale attraverso le attività di educazione formale e informale nelle scuole, nelle botteghe e in tutti i punti vendita, così come attraverso la creazione di percorsi formativi ad hoc per operatori del Commercio Equo e Solidale, per le imprese e le pubbliche amministrazioni attraverso la piattaforma dedicata Fair Share Training in cui sono appena stati aggiornati i Corsi sulla Sostenibilità sociale e ambientale per tutti i target prima citati e non ultimo attraverso la pubblicazione dei Quaderni di approfondimento – quello più recente  pubblicato nel 2016 – dedicato proprio al Public Procurement e al Commercio Equo e Solidale nella nuova direttiva sugli appalti.

Siamo consapevoli che gli obiettivi di sviluppo sostenibile possono essere una grande occasione da non perdere per cambiare le modalità di produzione e garantire i diritti umani e dell’ambiente, optando quindi per una modifica radicale dell’attuale sistema economico.

QUI tutto il comunicato lanciato da FTAO.

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