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Il papa dalla parte del commercio equo e solidale

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“Le imprese hanno il dovere di garantire ai loro impiegati condizioni di lavoro dignitose e stipendi adeguati, ma anche di vigilare affinché forme di asservimento o traffico di persone umane non abbiano luogo nelle catene di distribuzione. Alla responsabilità sociale dell’impresa si accompagna poi la responsabilità sociale del consumatore. Infatti, ciascuna persona dovrebbe avere la consapevolezza che ‘acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico’”.

A parlare non è un piccolo produttore del Sud del mondo o un importatore di beni provenienti da filiere eque e solidali. No, a pronunciare queste parole è stato papa Francesco nel suo rituale messaggio per la celebrazione della Giornata mondiale della pace, 1° gennaio 2015, intitolato “Non più schiavi, ma fratelli”. Parole che il presidente dell’Assemblea generale italiana del commercio equo e solidale (AGICES), Alessandro Franceschini (della cooperativa Pace e Sviluppo di Treviso), definisce “rivoluzionarie”: “Il messaggio del pontefice è un riconoscimento straordinario delle pratiche di chi, come AGICES, crede fortemente in un commercio giusto, solidale, equo e responsabile -afferma Franceschini-. L’appello rivolto alla coscienza critica del consumatore è poi un passaggio fortis simo, specie perché rivolto sotto le festività natalizie, dove la regola vigente è che il consumo premi le convenienze a scapito delle convinzioni, che sono etiche e sociali”.

Bergoglio ha inoltre rivolto infatti un accorato appello affinché vengano eliminate le diseguaglianze cui sono ostaggio quei “tanti lavoratori e lavoratrici, anche minori, asserviti nei diversi settori, a livello formale e informale, dal lavoro domestico a quello agricolo, da quello nell’industria manifatturiera a quello minerario, tanto nei Paesi in cui la legislazione del lavoro non è conforme alle norme e agli standard minimi internazionali, quanto, sia pure illegalmente, in quelli la cui legislazione tutela il lavoratore”.

“L’idea di commercio equo di AGICES -che conta 85 soci, tra importatori e cooperative che gestiscono le botteghe del mondo. È l’associazione che maggiormente rappresenta il commercio equo italiano, poiché in essa vi si riconoscono 253 punti vendita, quasi 30mila persone (di cui circa 5mila volontari) e oltre 83 milioni di euro di fatturato aggregato- è opposta a quella stigmatizzata da Francesco -prosegue Franceschini-, e si ritrova esattamente nei principi enunciati nel messaggio”.

“Chiediamoci come noi, in quanto comunità o in quanto singoli, ci sentiamo interpellati quando, nella quotidianità dobbiamo scegliere se acquistare prodotti che potrebbero ragionevolmente essere stati realizzati attraverso lo sfruttamento di altre persone -ha concluso il papa-. Alcuni di noi, per indifferenza, o perché distratti dalle preoccupazioni quotidiane, o per ragioni economiche, chiudono un occhio. Altri, invece, scelgono di fare qualcosa di positivo, di impegnarsi nelle associazioni della società civile o di compiere piccoli gesti quotidiani -questi gesti hanno tanto valore!-”, sono state lucide conclusioni di Bergoglio.

Un “valore” che AGICES raccoglie e rilancia, rivolgendo a papa Francesco un invito simbolico all’evento internazionale che si terrà a Milano proprio su questi temi nel maggio 2015: la ‘World Fair Trade Week’ (www.worldfairtradeweek.org). Il capoluogo lombardo ha raccolto infatti il testimone da Rio e ospiterà l’assemblea della World Fair Trade Organisation, una serie eventi di fair trade e in particolare una fiera internazionale del commercio equo e solidale (si chiamerà Milano Fair City), dove protagonisti saranno i produttori giunti da tutti il mondo.

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