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Le banche contro le foreste. La denuncia di Greenpeace

È un altro anniversario amaro quello che, stando a Greenpeace, si appresta a festeggiare l’Indonesia. È trascorso un altro anno infatti dalle rassicurazioni fatte dalla multinazionale cartaria (pulp&paper company) April, responsabile della pesante aggressione a danno di ampie superfici del decimo Paese per produzione di carta e secondo al mondo per tasso di deforestazione, a chi aveva richiesto azioni concrete e dunque sostenibili a tutela del patrimonio naturale del Paese. Il primo “non vi preoccupate” risale al 2004, quando l’azienda aveva assunto l’impegno di fermare lo “spappolamento” della foresta pluviale entro e non oltre il 2009. Poi la linea del traguardo è stata spostata in avanti, e poi avanti ancora, fino almeno al 2020, senz’alcun ripensamento nonostante incendi boschivi ricorrenti e inondazioni.

Nel 2014 i ricercatori di Greenpeace hanno verificato punto per punto le operazioni della April -controllata dal tycoon Sukanto Tanoto– fotografando impietosamente la “gestione sostenibile delle foreste” assicurata dall’azienda sull’isola di Padang, al largo della costa di Sumatra. Più avanti, il mese di marzo porta con sé altri scatti, dove i protagonisti sono gli immensi canali di drenaggio scavati, inferti.

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A maggio 2014 l’attacco continua. Gli scatti dall’alto ritraggono centinaia di ettari di foresta pluviale distrutti e un paesaggio tagliato da canali di drenaggio. Nel novembre scorso la April ha quasi interamente cancellato la foresta. La foresta ha ceduto il passo a un mare di tronchi d’albero e tronchi accatastati destinati al macero, con detriti. Le fotografie mostrate da Greenpeace sono la più evidente smentita delle affermazioni dell’impresa.

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Allo scandalo internazionale s’affianca un monito, che tocca i consumatori di tutto il mondo. “Le aziende che persistono ad acquistare da April, e banche come Santander e ABN Amro, che finanziano le operazioni di April, stanno contribuendo a rendere possibile questa distruzione”, ha scritto chiaramente Greenpeace, aggiungendo un altro triste capitolo al libro scritto dalle “banche -a loro modo- armate”.

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