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Rana Plaza, i rinvii di Benetton

Sabato 28 febbraio alle ore 15 in piazza Duomo a Milano, durante la Milano Fashion Week, gli attivisti della Campagna Abiti Puliti entreranno in azione per chiedere a Benetton di non rinviare più i risarcimenti dovuti alle vittime del Rana Plaza, in Bangladesh, e di versare almeno 5 milioni di dollari nel Rana Plaza Donors Trust Fund.

Pochi giorni fa l’azienda ha annunciato di volersi impegnare ad effettuare un versamento nel Fondo, ma, secondo quanto emerso, non sarebbe ancora in grado di rendere nota la cifra, il cui ammontare verrà stabilito da una terza parte “indipendente” e reso pubblico non prima del secondo anniversario della tragedia (1.134 vittime, 24 aprile 2013).

La Clean Clothes Campaign (CCC) ha fatto sapere di aver accolto “con prudenza” il cambiamento di idea di Benetton e mostrandosi al contempo “preoccupata per questo ritardo nel pagamento che potrebbe pregiudicare la possibilità per le vittime di essere risarcite prima di quell’anniversario”.

Fin dall’istituzione del Fondo nel gennaio 2014, la CCC ha sostenuto che tutti i marchi presenti in Bangladesh avrebbero dovuto contribuire in base alle proprie capacità economiche e all’entità delle proprie relazioni commerciali con il Bangladesh e il Rana Plaza. In base a questo, è stato chiesto a Benetton di versare nel fondo almeno 5 milioni di dollari.

“Non c’è alcun motivo per ritardare il processo ulteriormente” ha dichiarato Ilona Kelly della Clean Clothes Campaign. “Il Fondo è stato aperto per un anno e Benetton è ben consapevole che ci si aspetta un versamento di almeno 5 milioni di dollari. L’azienda ha avuto tutto il tempo necessario per valutare la sua donazione. È ora che paghi quanto dovuto.”

Gli attivisti hanno evidenziato anche l'”abitudine” di Benetton a non mantenere i propri impegni. “L’ha fatto ad esempio quando ha deciso di partecipare al processo di costruzione dell’Arrangement, l’accordo che regola il Fondo negoziato di risarcimento delle vittime del Rana Plaza, salvo tirarsi indietro al momento della firma”, sostiene la CCC.

“Non c’è nulla di indipendente in una terza parte incaricata e pagata da Benetton stessa. I fatti sono chiari: mancano 9 milioni di dollari al totale previsto del Fondo. Cinque di questi devono essere versati da Benetton”, ha continuato Ilona Kelly.

Colmare i 9 milioni mancanti naturalmente è una responsabilità anche di quegli altri marchi che hanno fatto solo piccoli versamenti nel fondo, come Walmart, Children’s Place, Mango, Robe di Kappa e Inditex. Anche il Bangladesh Prime Minister’s Fund, che pure ha raccolto numerose donazioni in seguito al disastro, e la BGMEA, l’associazione degli imprenditori tessili bangladesi, sono stati chiamati a fare un ulteriore sforzo per colmare la differenza che manca.

“Siamo davanti all’opportunità concreta di costruire una occasione storica, se tutte le persone vittime di questa tragedia ricevessero il pieno risarcimento che gli spetta entro il secondo anniversario del crollo. Questo può essere realizzato se innanzitutto Benetton contribuirà con almeno 5 milioni di dollari. Tuttavia fino a che tutti e 30 milioni non saranno nel Fondo, tutti gli attori coinvolti dovranno considerarsi responsabili per il raggiungimento di questo obiettivo e incrementare i loro versamenti” ha dichiarato Deborah Lucchetti della Campagna Abiti Puliti.

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