È arrivata l’agenda di AGICES e Altreconomia!

a è l’altra agenda. a come AGICES, l’Assemblea generale italiana del commercio equo e solidale, a come Altreconomia, la rivista da quasi 15 anni punto di riferimento dell’economia solidale dalla cui redazione provengono i contenuti di questa agenda. Per questo la copertina riporta il monogramma a, che significa AGICES, agenda, ma anche Altreconomia: attenzione all’ambiente e agli altri.

a è un’agenda tascabile settimanale, con una veste grafica elegante e professionale che può essere utilizzata in ogni situazione, di lavoro o personale. La copertina è in materiale riciclato, monocromatica, con un elegante progetto grafico, di cui sono protagonisti il monogramma a e un’illustrazione a tema.

L’AltrAgenda 2015 è in vendita nelle Botteghe del Mondo e qui

I soci di AGICES interessati alla rivendita possono scrivere a promozione@altreconomia.it

“Ombre sul commercio equo”? Agices risponde ad Africa

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“Ombre scure”, “seri dubbi”, “presunti risultati insoddisfacenti”. Gli esiti di una ricerca del Fair Trade Employment and Poverty Reduction (Ftepr, istituito dal Dipartimento per lo sviluppo internazionale inglese) pubblicata a fine maggio scorso -e leggibile integralmente qui-, avrebbero messo in discussione i principi cardine del commercio equo e solidale. O meglio: lo avrebbero fatto in due Paesi, Etiopia e Uganda.

Il periodico “Africa ha riportato a settembre alcune sintetiche conclusioni del rapporto. Compensi bassi, condizioni di lavoro peggiori di quelle riscontrabili presso società non legate al fair-trade, ricorso al lavoro minorile. Il tutto con alcune immagini di prodotti del commercio equo -compreso un calendario- che con i Paesi “incriminati” nulla hanno a che spartire. Riso thay, tè nero, un cadeau natalizio.

Sta di fatto che il richiamo ha dato il la a un serrato dibattito sulle reali differenze tra la filiera dei prodotti delle botteghe del commercio equo e quella dei contenuti degli scaffali del supermercato. Determinando il solito cortocircuito logico caro alla grande distribuzione: l’eventuale eccezione dell’universo equo conferma la regola del carrello. “C’è ancora da fidarsi?”, la domanda laconica di “Africa”. “Siete davvero sicuri di aiutare i piccoli produttori del sud del mondo acquistando i prodotti equosolidali?”, ha proseguito il periodico.

“In Italia -ha scritto l’autore dell’articolo- la vicenda è passata sotto silenzio”.

Da allora però sono stati diversi i rilanci del titolo dell’approfondimento di Africa -“Ombre sul commercio equo”- ma pochi quelli attenti alle parole di chi, come Agices (253 botteghe, oltre mille lavoratori e 83 milioni di euro di fatturato), in quel mondo si ritrova immerso.

“È periodico questo attacco generalizzato al mondo al mondo del commercio equo e solidale -spiega il presidente di AGICES, Alessandro Franceschini– sulla base di esempi mal paragonati. Certamente tutto il processo è migliorabile, e la risposta sta ancora una volta nel non ridurre il commercio equo ad una mera relazione commerciale. Secondo il nostro modello e la nostra visione  si deve trattare piuttosto di una relazione tra organizzazioni, il cui lavoro è reciprocamente garantito”.

Riportiamo integralmente l’intervista contenuta nell’articolo di Africa a Vittorio Leproux, membro del direttivo di Agices, che contribuisce a diradare le “ombre scure”.

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“Ben vengano le critiche avanzate da osservatori indipendenti, possiamo senz’altro migliorare, purché non si generalizzi e non si banalizzi lo straordinario patrimonio di valori e di persone rappresentato dal commercio equosolidale». Vittorio Leproux, membro del consiglio direttivo di Agices (l’associazione di categoria delle organizzazioni di Commercio equo e solidale nel nostro Paese), non si sottrae alle domande scomode.

Pare che abbiate fallito i vostri obiettivi di umanizzare il commercio.
Ho letto il rapporto, non ho motivi di pensare che sia stato condotto male. Tuttavia i ricercatori hanno preso in esame solo due nazioni, Etiopia e Uganda: un campione piuttosto circoscritto. Altri studi, ben più articolati, come quelli condotti dall’Università di Roma Tor Vergata o dall’organizzazione Oxfam, hanno valutato sul campo gli effetti del commercio equo, giungendo a conclusioni molto diverse. Ciononostante, il rapporto mette in luce alcune criticità che non voglio sottovalutare. Ci tengo poi a sottolineare come Agices in Italia rappresenti le organizzazioni di Commercio equo e solidale il cui rapporto diretto con i produttori costituisce un’ulteriore garanzia rispetto alle sole certificazioni di prodotto.

Alcuni produttori certificati Fairtrade guadagnano meno dei loro colleghi che commercializzano tramite i canali tradizionali: com’è possibile?
Non conosco direttamente le realtà oggetto dell’indagine, ma una delle cause potrebbe essere il fatto che commercio equo agisce spesso nelle regioni più povere e svantaggiate dei Paesi. È naturale che i produttori locali abbiano mezzi economici più modesti rispetto a realtà più solide e grandi dislocate in zone maggiormente sviluppate. Gli stessi autori della ricerca invitano a non sottovalutare questo aspetto.

Leggendo le conclusioni del Rapporto, si è orientati a pensare che il commercio equo non sia un mezzo efficace per combattere la povertà.
La questione salariale è importante, non lo nego, ma non è la sola da considerare. Gli importatori di commercio equo e solidale, gli acquirenti, si assumono impegni precisi nei confronti dei piccoli produttori del sud del mondo: il prefinanziamento, la continuità degli acquisti, prezzi e quantitativi minimi garantiti, contratti di lunga durata. Sono tutti valori aggiunti che permettono ai contadini, altrimenti soffocati dalle leggi del mercato, di accedere al credito, di ridurre i rischi e di poter pianificare il futuro. Sovente questi aspetti sono anche più importanti delle sole variabili di reddito.

Pare che i benefici del fair trade non siano condivisi equamente tra i produttori…
È un aspetto da approfondire. Non dobbiamo commettere l’errore di sostenere solo nostri partner diretti: ovvero, nei casi in questione i soci delle cooperative agricole. Dobbiamo anche occuparci dei braccianti stagionali, dei contadini che collaborano con le cooperative senza farne parte. Sono produttori ancora più deboli: vanno tutelati maggiormente.

I ricercatori hanno trovato dei ragazzini in età scolare al lavoro nelle piantagioni del fair trade: non lo trova sconcertante?
Ovviamente il lavoro infantile è assolutamente vietato, e se c’è qualcuno che ha sbagliato è giusto che sia denunciato. Tuttavia in alcune realtà del sud del mondo è consuetudine che i figli adolescenti aiutino i genitori nel portare avanti alcune attività artigianali. Naturalmente ciò non deve in alcun modo compromettere gli studi scolastici.

Resta l’impressione che le certificazioni etiche non garantiscano affatto comportamenti esemplari da parte degli operatori del fair trade…
Tutto è migliorabile. Si stanno mettendo a punto nuovi sistemi di monitoraggio e di valutazione, più efficaci e stringenti. Dagli errori si può e si deve imparare. Non nego che ci possano essere delle falle nel sistema. Ad ogni modo, credo fortemente nell’ulteriore garanzia data dalle organizzazioni di Commercio equo e solidale, e dal loro essere in partnership diretta con i produttori (e non basarsi solo sulle certificazioni di prodotto). Mi sento quindi di rassicurare i consumatori, rinnovando l’invito a sostenere e a credere nei valori del commercio equo e solidale.

Il fair trade italiano si riunisce in occasione di “Altrocioccolato”

La XIV edizione di Altrocioccolato, festa internazionale dedicata alla filiera del cacao equo-solidale, in scena a Città di Castello dal 10 al 12 ottobre, è stata presentata giovedì 25 settembre, a Perugia.
Oltre a Elide Ceccarelli, presidente di Umbria Equosolidale e all’Assessore regionale Fabrizio Bracco -era presente Eleonora Dal Zotto, Coordinatrice di AGICES (Assemblea Generale Italiana Commercio Equo e Solidale).

Durante la conferenza, oltre alla presentazione del programma di questa edizione di Altrocioccolato, è stato presentato, in anteprima nazionale, il manifesto del commercio equo sul cacao, nel quale sono elencati i principi e le pratiche che secondo Altrocioccolato e AGICES sono imprescindibili per una filiera del cioccolato equa e in grado di assicurare giustizia e dignità per i produttori, inoltre è stata consegnata una ricerca europea sulla filiera del cioccolato.

Altrocioccolato è organizzata da Umbria Equosolidale, associazione che riunisce le Botteghe del Mondo dell’Umbria e che, dal 2005, si occupa di diffondere la cultura del commercio equo e di fare rete intorno a questo tema.

Contestualmente ad Altrocioccolato, si svolgeranno a Città di Castello anche le iniziative che rientrano nell’ambito delle “Giornate regionali del Commercio Equo e Solidale”, previste dalla L.R. 3/2007, la legge cioè per la promozione e il sostegno del Commercio equo. Di particolare importanza, all’interno di queste, il convegno organizzato con AGICES mirato a discutere sulle proposte di legge nazionale specifica per il settore equosolidale, al quale, oltre all’assessore regionale Fabrizio Bracco, interverranno anche i parlamentari firmatari delle proposte: On. Simonetta Rubinato e Sen. Gianni Girotto.

Sempre a Città di Castello, AGICES terrà la sua assemblea annuale, durante la quale gli 84 soci discuteranno dei futuri sviluppi del “movimento”. “Un momento di grande importanza -ha commentato Eleonora Dal Zotto, coordinatrice di AGICES– poiché rappresenterà una svolta: il commercio equo e solidale guarderà sempre più all’economia solidale nazionale, e al contempo si doterà di nuovi strumenti di garanzia a tutela dei produttori e dei consumatori”.

Il programma di Altrocioccolato è qui. Altrocioccolato fa parte della “marcia di avvicinamento” che raggruppa tutti gli eventi che precedono la World Fair Trade Week che avrà luogo a Milano tra il 23 e il 31 maggio 2015. Nella città di Expo, si incontreranno gli oltre 200 delegati del movimento mondiale del commercio equo provenienti da tutto il mondo, sotto la guida dell’Organizzazione mondiale del commercio equo e solidale (WFTO) mentre durante tutta la settimana saranno organizzati eventi e una fiera del Fair Trade.

Il commercio equo e solidale giapponese e quello coreano incontrano AGICES

Una folta delegazione asiatica ha incontrato oggi a Milano i rappresentanti di AGICES: lo scopo, conoscere meglio il “modello italiano” di fair trade, citato a esempio in tutto il mondo dalla World Fair Trade Organization.

Erano presenti Chansoon Park, presidente della Korea Fair Trade Association, e Chunghee Youk, che dell’organizzazione è direttrice. Insieme a loro, Tatsuya Watanabe, professore di legge all’Università Kezai di Tokyo, presidente del board di Fair Trade Towns Japan, che è giunto accompagnato da 11 studenti della facoltà di Economia.

L’incontro è stato ospitato dal Comune di Milano, nella prestigiosa “Sala Gialla” di Palazzo Marino, in Piazza della Scala, su iniziativa del Settore Relazioni Internazionali e dell’ufficio Cooperazione e Solidarietà della municipalità.

Eleonora Dal Zotto, coordinatrice di Agices, ha illustrato agli ospiti il funzionamento dell’Associazione, il meccanismo di controllo e garanzia, e la composizione dei soci. In particolare, ha destato molto interesse l’aspetto che vede al centro del sistema di monitoraggio l’organizzazione, e non il prodotto.

Nel corso dell’incontro è stato anche illustrato il programma della World Fair Trade Week, che si terrà a Milano dal 23 al 31 magio 2015 e che sarà organizzata proprio da Agices insieme alla WFTO.
Durante la settimana, oltre all’assemblea mondiale di WFTO, si terranno vari appuntamenti, tra cui un Fair Trade Symposium (in collaborazione col Politecnico di Milano), una sfilata di moda “etica”, un’iniziativa di Fair Cooking e una vera e propria Fiera del Commercio Equo e solidale, dove i visitatori potranno incontrare e comprare i prodotti di 200 espositori provenienti da tutto il mondo. La Fiera si terrà alla Fabbrica del Vapore, e sarà realizzata in collaborazione col comune di Milano.

fotoMarco Grandi, Responsabile dell’ufficio Cooperazione e Solidarietà Internazionale -incaricato dal Comune di seguire il progetto- ha ribadito di fronte alle delegazioni l’importanza del fair trade e la particolare attenzione che il Comune, a partire dal Sindaco Giuliano Pisapia, attribuiscono alla World Fair Trade Week, che si inserirà nel più ampio dibattito sul cibo, la giustizia e la sostenibilità che dovrebbe partire in concomitanza con Expo 2015.

All’incontro era presente anche Cristina Sossan, in rappresentanza di Expo dei Popoli, il coordinamento di Ong, associazioni, reti della società civile italiana e internazionale che lavora insieme per la realizzazione del Forum dei Popoli in programma per il 2015 a Milano, in concomitanza con gli eventi dell’esposizione universale – Expo 2015.

Aggiornamenti dai produttori in Palestina

Sono drammatiche le notizie che giungono dalla Striscia di Gaza da parte dell’Ong PARC (Palestinian Agricultural Relief Committee), che sostiene le comunità rurali in loco ed è impegnata in progetti di sviluppo agricolo nei territori ancora una volta stravolti da operazioni dell’esercito israeliano. Dal cous cous -chiamato in Palestina – alla coltivazione di datteri dei contadini della Palm Tree Farmers Association, fino alle mandorle e alle olive coltivate sotto il muro.

L’ultima aggressione israeliana, chiamata “Margine di protezione”, ha causato in meno di due mesi la morte di oltre 2.200 persone, per oltre l’80% civili. Tra queste anche Emad Asfour, volontario di PARC che è stato ucciso il 30 luglio durante i bombardamenti israeliani su Gaza. Fin dalla seconda settimana di bombardamenti PARC ha fornito assistenza agli sfollati -riportando puntualmente il tutto in maniera trasparente-, distribuendo 490 serbatoi d’acqua da mille litri di capacità ciascuno tra Rafah, Deir Elbalah, Sheikh Radwan, Beit Hanoun, Gaza, e l’ospedale di Alshifa. Stessa dinamica per le razioni di cibo (1.115) e le bottigliette d’acqua e i kit per l’igiene date le condizioni disumane dovute alla distruzione circostante.

Il quartier generale di PARC nella West Bank è stato trasformato in un hub logistico ad hoc, dove ricevere, stoccare e smistare le donazioni verso Gaza. A proposito. In uno degli accorati appelli volti a chiedere l’immediato stop dell’aggressione militare, PARC ha indicato le coordinate per la raccolta dei fondi necessari alla continuazione dell’attività nella Striscia:

Bank Name: Egyptian Arab Land Bank code 67
Bank Account Number: 600973
Account Holder: PARC
Branch name and no.: Al-bireh  branch/ code 884
Swift: ARLBPS22
IBAN: PS02ARLB000675020006009730001
Main Correspondent Bank of new York , New York, USA
Swift: IRVTUS3N

Qui il Report di Parc

Giornate Importatori Aperti 2014

Il modo migliore per conoscere un importatore del commercio equo e solidale è visitare la sua sede. Per questo è necessario segnarsi sull’agenda le “giornate degli importatori aperti” –promosse da Agices e chiesa Valdese-, sei appuntamenti che avranno luogo dal 13 settembre al 22 novembre in altrettante città italiane. Un’occasione importante per le botteghe del commercio equo, le associazioni e i consumatori per conoscere da vicino come funziona il Commercio Equo e Solidale in Italia. Guardando lontano.

Si parte il 13 settembre a Cantù (Como) -via Cesare Cattaneo, 6, a partire dalle 9- con le prime presentazioni e l’open day a cura di Equomercato (clienti@equomercato.it). Dalla foresta Amazzonica alle collezioni in pelle di Madhya Kalikata dall’India, con l’illustrazione dei progetti “Dolci saperi” e “Dolci sogni liberi”.

Il 20 e 22 settembre, invece, l’appuntamento è Roreto di Cherasco (CN), dalle 10.30, in via Savigliano 15, per scoprire le novità d’autunno e lo show-room di Liberomondo (info@liberomondo.org).

Il viaggio dentro al Consorzio Altromercato (e al suo magazzino, per info francesco.pasetto@altromercato.it) inizierà invece il 26 settembre, a Vallese di Opeano (VR), in via Marco Biagi 40/42, dalle ore 10. Alle 15.30 non perdetevi il mercatino delle occasioni.

AltraQualità  (comunicazione@altraq.it) si mette in mostra il 10 ottobre, presso il suo show-room di via Toscanini 11/a a Ferrara. Due i progetti in agenda: “Ayurvethica” -con le degustazioni delle tisane biologiche di tradizione indiana-, e “Trame di Storie – your ethical fashion store”, che prevede la presentazione della nuova collezione autunno-inverno 2014-2015 (il programma va dalle 17 alle 20).

Il 17 ottobre a Treviso -via G. Prati 2- aprirà le porte lo store della Coop. Pace e Sviluppo (federica.massolini@4passi.org). Dalle 10 alle 18 spazio alle collezioni mentre alle 15 è tempo della presentazione del progetto di gemellaggio con i centri femminili di Salinas de Bolivar (Ecuador). Le collezioni in mostra sono quelle autunno/inverno dei prodotti in lana di Salinas e quella primavera/estate delle magliette in cotone bio ed equo che giungono da Assisi (India) e Aarong (Bangladesh).

Chiude il calendario l’appuntamento del 22 novembre al Teatro incontro di via Battezzate a Corlo di Formigine (MO) ospiti di Vagamondi (vagamondi@vagamondi.net), con la cena a base di noci dell’Amazzonia fairtrade alle 20 e la presentazione dei progetti in Malawi e Sri Lanka.

 

Scarica qui la brochure con le informazioni: Giornate Importatori Aperti