Una manovra per cambiare rotta

Un fisco più equo, e tagli alla spesa pubblica “tossica” sono alla base della “legge di Stabilità” alternativa promossa dalla rete di 46 organizzazioni riunite nella campagna “Sbilanciamoci!”. La manovra prevede interventi per 27 miliardi di euro e un saldo “zero”. La “buona spesa pubblica”, quella che finanzia anche la lotta alla diseguaglianze sociali, grazie ai tagli. Scarica il rapporto

La “manovra” vale 27 miliardi, ed è a saldo zero: come ogni anno, Sbilanciamoci! presenta la propria versione “dal basso” di legge di Stabilità, che per il 2015 “rispetta l’obbligo del pareggio di bilancio, pur proponendone l’abolizione”. Sembra un controsenso, ma non è così: è, piuttosto, la dimostrazione “che la quantità delle risorse pubbliche disponibili non è l’unica variabile che condiziona l’impianto della legge “finanziaria” approvata dal governo. Il punto dirimente -secondo il documento Come usare la spesa pubblica per i diritti, la pace, l’ambiente”, elaborato dalla rete di 46 organizzazioni aderenti a Sbilanciamoci!, che si concretizza in 84 proposte concrete– resta quale modello di economia, di società e di democrazia si ha in mente”.

Quello della legge di Stabilità 2015, in discussione in Parlamento, “continua ad essere sbagliato -spiega Sbilanciamoci!, di cui fa parte anche AGICES– perché finge di fare l’interesse di tutti, ma si inchina agli interessi di banche e imprese e non affronta i buchi neri del declino del nostro Paese: l’economia in declino, un’occupazione in calo e sempre più precaria, un sistema di istruzione e di ricerca pubblico indebolito dai progressivi tagli, un disagio sociale crescente che consegna alla povertà assoluta sei milioni di persone, politiche sociali fragili e sempre più delegate alla famiglia, un patrimonio naturale e culturale in abbandono”.

L’Europa chiede politiche di austerità, noi chiediamo di cambiare rotta
La legge di Stabilità si iscrive in un quadro europeo sempre più deprimente, da almeno due punti di vista.
Da un lato gli ultimi dati confermano un continente in sempre maggiori difficoltà: aumenta la disoccupazione (oltre il 10% secondo Eurostat), così come aumentano le diseguaglianze, tanto quelle tra diverse regioni europee quanto quelle interne ai singoli Paesi. In Spagna o in Grecia la disoccupazione giovanile viaggia ormai oltre il 50%, l’Italia non è lontana. Crescono in maniera analoga i tassi di povertà – relativa e assoluta – e l’esclusione sociale.
Dall’altro lato, di fronte a questi dati drammatici i decisori europei insistono su un percorso che si è rivelato fallimentare non solo da un punto di vista sociale, ma persino macroeconomico: dal rapporto tra debito e PIL agli altri indicatori, tutto sembra confermare che l’austerità è il problema, non la soluzione.
Le stesse istituzioni che compongono la Troika, a partire dal FMI, riconoscono nei loro studi più recenti come le politiche di austerità stiano aggravando i problemi e le diseguaglianze europee e come un piano di investimenti pubblico sarebbe fondamentale. Eppure a questi studi non segue un’inversione di rotta delle politiche economiche che continuano a essere dominate dal dogma mercantilista: chi esporta di più vince e l’unico obiettivo dei governi deve essere quello di migliorare la competitività delle imprese. Da qui tagli ai salari e ai diritti di lavoratrici e lavoratori, privatizzazioni, e più in generale una “corsa verso il fondo” sulle normative ambientali, sociali e fiscali. Una visione che sta minando alla base la stessa idea di “Unione” Europea, sostituendola con una competizione europea esasperata.
Una situazione pericolosissima che andrebbe cambiata alla radice, ma che non può in alcun modo costituire un alibi per il governo italiano. Prima di tutto perché lo stesso governo sembra purtroppo sposare in pieno questa fallimentare visione, come confermano le politiche di tagli alla spesa pubblica per ridurre la tassazione delle imprese e come confermano il jobs act o le altre politiche messe in campo.
Un governo che sta facendo passare il semestre di presidenza europea senza tentare di imporre un cambio di visione, senza premere l’acceleratore sulle regole tanto necessarie quanto urgenti per il gigantesco casinò finanziario che ci ha trascinato nella crisi, ma il cui unico impegno su scala europea sembra consistere nel portare avanti il disastroso accordo TTIP di libero scambio con gli USA. Un accordo che si inserisce nella stessa logica di ulteriore espansione dei “diritti” delle imprese a scapito dei cittadini e dell’ambiente.
Le scelte sbagliate dell’UE o la difficile situazione europea e internazionale non possono costituire un alibi. E’ per dimostrarlo che anche quest’anno Sbilanciamoci! propone una manovra che si chiude a saldo zero, ma che mostra come scelte radicalmente differenti sarebbero possibili anche qui da noi, se ci fosse la volontà politica di attuarle.
“E’ l’Europa che ce lo chiede” è una foglia di fico sempre più improbabile, sia perché i vincoli europei non sono un alibi per scelte politiche disastrose in Italia, sia perché sarebbe ora di ribaltare tale approccio, cambiare rotta e iniziare a essere “noi che lo chiediamo all’Europa”.

Gli assi portanti della contromanovra di Sbilanciamoci!
Sul piano delle entrate gli assi portanti sono due.
1. Un fisco più equo. Si sceglie, con una proposta molto dettagliata, non di aumentare, ma di redistribuire il prelievo fiscale dai poveri ai ricchi, dai redditi da lavoro e di impresa ai patrimoni e alle rendite. Il fisco non è un male, il vero problema è garantirne l’equità e la progressività attuando la nostra Costituzione.

2. Tagli alla spesa pubblica tossica. Si opta per un riorientamento e una riqualificazione della spesa pubblica tagliando spese militari, sostegno all’istruzione, alla ricerca, alla sanità private e alle grandi opere.

Sul piano delle uscite gli assi portanti sono tre.
1. Intervento pubblico in economia. L’intervento dello Stato è alla base di un Piano per lavorare e produrre per il benessere sociale. Riqualificazione del trasporto pubblico locale, stabilizzazione del personale paramedico precario, assunzione di figure professionali stabili per combattere gli abbandoni scolastici, messa in sicurezza del nostro territorio, investimenti nella ricerca pubblica, nell’istruzione e nella tutela del patrimonio culturale potrebbero creare migliaia di posti di lavoro.

2. Lotta alle diseguaglianze sociali. Un sistema di welfare universalistico, non gattopardesco e schizofrenico come quello attuale, richiede un maggiore investimento nei fondi sociali, nel sistema per l’infanzia pubblico e, soprattutto, l’introduzione di una misura di reddito minimo garantito.

3. La buona spesa pubblica.
È quella che investe nell’edilizia popolare pubblica (anziché svenderla), nella tutela dei beni comuni (e non nella loro privatizzazione), in un Piano energetico lungimirante, nella preservazione del nostro patrimonio naturale, nel Servizio Civile Universale e nell’Aiuto pubblico allo Sviluppo (con risorse adeguate), nell’economia solidale, a partire dalla destinazione di spazi o aree dismesse di proprietà pubblica o abbandonate dal privato.

 

Equo Garantito “parte” da Montecitorio verso tutta Italia

Equo Garantito è nato. Il sistema di garanzia equosolidale in Italia, il “cognome” comune per le organizzazioni del Fair Trade italiano, è stato “lanciato” nel cuore della politica italiana, la sede della Camera dei deputati, e da oggi sarà sulle vetrine di oltre 250 punti vendita equi in tutta Italia
Nella splendida cornice della Sala della Sacrestia, di vicolo Valdina, ha presentato il sistema per garantire ai propri associati e ai consumatori il rispetto dei princìpi del Fair Trade.

L’Italia nel campo del Fair Trade fa da apripista. Equo Garantito è infatti il logo che rende riconoscibile ed esplicito il fatto che l’organizzazione che lo utilizza appartiene a un sistema di garanzia, i cui criteri sono condivisi e presi ad esempio dalla WFTO, World Fair Trade Organization, l’organizzazione mondiale del Commercio Equo e Solidale.

Vittorio Leproux, del direttivo di AGICES – Equo Garantito, ha spiegato: “Equo Garantito rappresenta un momento di passaggio cruciale del movimento del Fair Trade italiano. Il nuovo logo, questa ‘espressione’ che abbiamo scelto e che chiamiamo il nostro nuovo cognome, coinvolgerà l’associazione e gli associati: tutti lo esporranno per dare risalto -nelle vetrine, sui siti, nella carta intestata di ciascuno- alla scelta di questa identità comune. Si tratta però non solo di un nuovo modo di comunicare. Non è passato molto da quanto, nel 2013, l’assemblea di WFTO si chiese quali dovessero essere i criteri specifici che identificassero quelle che noi chiamiamo ‘botteghe del mondo’, ovvero i punti vendita. Serve un sistema incaricato di monitorare, e di stabilire se un punto vendita è una bottega. È una domanda che viene posta in tutti i 70 Paesi dove esiste il fair trade. Ecco, siamo orgogliosi di dire che il primo Paese in cui questo è possibile è l’Italia, e la prima organizzazione  prendersi questo impegno è AGICES. Per la prima volta le botteghe del mondo esporranno, sulla vetrofani ‘Equo Garantito’, anche il logo di WFTO. Il nostro è dunque un sistema di garanzia riconosciuto a livello internazionale, anzi pioniere a livello internazionale”.

L’on. Lino Duilio -promotore della prima Proposta di legge sul Commercio Equo e Solidale, che ha ispirato quella attualmente in Parlamento- ha spiegato: “Non è un caso che siamo qui, alla Camera, oggi. La presenza del movimento del fair trade, il lancio di Equo Garantito rappresentano un elemento dal valore concreto e simbolico. Ci siamo adoperati perché avvenisse qui questo lancio, per testimoniare l’importanza che annettiamo al mondo del commercio equo e solidale, e a questa sua iniziativa, di cui condividiamo i principi.
Rispetto alla legislazione nazionale, è bizzarro pensare che l’Italia sia uno dei Paesi in cui non abbiamo legge. Esistono quelle regionali, ma alcune sono state approvate senza risorse. Tuttavia non servono grandi risorse finanziarie. Noi ci stiamo impegnando perché si abbia una legge-cornice, che ribdisca contenuti e principi. Il testo della legge d’altra parte è stato frutto di un lavorio lungo, e ora è condiviso dalle grandi organizzazioni del fair trade.
Oggi ci sono le precondizioni perché si faccia presto e bene. Le premesse e le promesse sono positive. Entro l’estate 2015 si potrebbe avere la legge, che potrebbe essere apporvata. Le condizioni ci sono”.

“Mi impegno a sostenere l’iter della legge -ha detto infine il senatore Gianni Girotto, primo firmatario al Senato-. Il commercio equo e solidale è una piccola grande goccia che si insinua in un mare di oligopoli. A questi il fair trade risponde con rapporti equi coi produttori, guadagni congrui senza speculare sull’ambiente e i diritti. Questo atteggiamento è un po’ il cuore di ciò che la politica dovrà affrontare nei prossimi anni”.

Equo Garantito: la cerimonia a Montecitorio

Equo Garantito, nasce il sistema di garanzia equosolidale in Italia: un “cognome” comune per le organizzazioni del Fair Trade italiano. Da oggi sarà sulle vetrine di oltre 250 punti vendita equi in tutta Italia

AGICES – associazione di rappresentanza del Commercio Equo e Solidale in Italia – lancia Equo Garantito, un “sistema” per garantire ai propri associati e ai consumatori il rispetto dei princìpi del Fair Trade.

L’occasione è la cerimonia che si terrà mercoledì 26 novembre (ore 14.30) alla Camera dei Deputati (Sala della Sacrestia, vicolo Valdina)

Mercoledì 26 novembre alle ore 14.30 alla Camera dei Deputati (Sala della Sacrestia, vicolo Valdina) AGICES, Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale – l’associazione di rappresentanza del Commercio Equo e Solidale in Italia – presenta  Equo Garantito, un “sistema” per garantire ai propri associati e ai consumatori il rispetto dei princìpi del Fair Trade.

L’Italia nel campo del Fair Trade fa da apripista. Equo Garantito è infatti il logo che rende riconoscibile ed esplicito il fatto che l’organizzazione che lo utilizza appartiene a un sistema di garanzia, i cui criteri sono condivisi e presi ad esempio dalla WFTO, World Fair Trade Organization, l’organizzazione mondiale del Commercio Equo e Solidale.

Spiega Alessandro Franceschini, presidente di AGICES: “Equo Garantito rappresenta una vera e propria ‘nuova veste’ per le organizzazioni di commercio equo e solidale aderenti ad AGICES e mira a due obiettivi. Il primo è darci un ‘cognome comune’. ‘Equo Garantito’ sarà il logo che renderà riconoscibile ed esplicito il fatto che l’organizzazione di Fair Trade che lo utilizza appartiene a un sistema di garanzia. Un sistema che mette al centro le realtà, le organizzazioni”.

“Il secondo obiettivo della campagna ‘Equo Garantito’ -continua Franceschini- è di comunicazione: da oggi i consumatori troveranno infatti una vetrofania che identifica le  Botteghe Eque e Solidali “monitorate da AGICES in accordo con gli standard WFTO’. Questo significa, dalla Sicilia all’Alto Adige, visibilità per tutto il movimento”.

AGICES-Equo Garantito – questo il nuovo nome dell’organizzazione stessa – fornirà nell’occasione i numeri del Fair Trade in Italia, tratti dal “Rapporto annuale AGICES 2014”.

Qualche esempio:

  • 85 organizzazioni iscritte al Registro
  • 253 punti vendita in Italia 
  • 84 milioni di euro di valore della produzione

I parlamentari invitati (vedi il programma completo nella pagina successiva) illustreranno inoltre i contenuti e l’iter della Legge sul Commercio Equo e Solidale, attualmente in discussione.

Nel corso dell’evento sarà infine presentata la World Fair Trade Week, Settimana del Commercio Equo e Solidale organizzata con la World Fair Trade Organization a Milano, dal 23 al 31 maggio 2015. La più  importante manifestazione del Commercio Equo e Solidale, nel corso della quale – dal 28 al 31 maggio – si svolgerà Milano Fair City, la prima fiera mondiale del Fair Trade. Info sui siti web: fairtradeweek2015.org, milanofaircity.org


QUI puoi scaricare l’INVITO STAMPA

QUI puoi scaricare il Press Kit con all’interno:

• il logo Equo Garantito, la vetrofania, la locandina per le Botteghe

• il Rapporto Agices 2014

• Il logo della World Fair Trade Week 2015

• Una foto scattata durante la Conferenza stampa di presentazione della World Fair Trade Week 2015 con il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia

I giornalisti sono pregati di rispettare il dress code della Camera dei Deputati

Informazioni: Pietro Raitano, ufficiostampa@agices.org,

tel. 3396731818, www.equogarantito.org


IL PROGRAMMA DELLA CERIMONIA

Roma, 26 novembre 2014 | Ore 14,30 | Camera dei Deputati – Sala della Sacrestia, vicolo Valdina

Alessandro Franceschini Presidente AGICES-Equo Garantito introduce il sistema Equo Garantito e illustra alla stampa i numeri del Commercio Equo e solidale in Italia. Pietro Raitano, direttore di Altreconomia, responsabile della comunicazione di AGICES-Equo Garantito presenta il portale www.equogarantito.org

Intervengono:

• On. Lino Duilio – promotore prima Proposta di legge sul Commercio Equo e Solidale

On. Leonardo Impegno (invitato) – relatore Proposta di legge nazionale sul Commercio Equo e Solidale X Commissione Attività  Produttive

On. Guglielmo Epifani (invitato)  – presidente X Commissione Attività Produttive Camera dei Deputati

On. Simonetta Rubinato – prima firmataria Proposta di legge sul Commercio Equo e Solidale, Camera dei Deputati

Sen. Gianni Girotto – primo firmatario Proposta di legge sul Commercio Equo e Solidale, Senato della Repubblica

È stata invitata l’Onorevole Laura Boldrini – Presidente della Camera dei Deputati


Friuli – Venezia Giulia, la legge in bottega

Il 17 novembre è stata presentata alla Bottega del mondo dell’associazione Senza Confini Brez Meja di Trieste la legge regionale friulana sul commercio equo.

Come già scritto, il Friuli-Venezia Giulia è entrato nel “club” delle Regioni italiane dotate di una legge di promozione del Commercio Equo e Solidale. È stata approvata il 30 ottobre, a Trieste, nella sede del Consiglio regionale, la proposta di legge 39/2013, recante “Interventi regionali per la promozione del commercio equo e solidale”, che si somma quindi alle leggi di Puglia (che ha promulgato la legge n. 32 del 1 agosto 2014), Toscana (n.24/2005), Abruzzo (n.7/2006), Umbria (n°116/2007), Liguria (n°32/2007), Marche (n.08/2008), Lazio (n.20/2009), Emilia Romagna (n.110/2009), Piemonte (n.26/2009), Veneto (n.8/2010) e provincia di Trento (13/2010).

Alla conferenza di presentazione della normativa hanno preso parte anche i consiglieri regionali che hanno promosso e sostenuto la sua approvazione, Franco Codega e Andrea Ussai.

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La legge Regionale n° 39/2014 “Interventi regionali per la promozione del commercio equo e solidale”:

– aiuta i cittadini a riconoscere il Commercio Equo e Solidale, identificando Organizzazioni e prodotti garantiti nella loro eticità;
– sostiene le Organizzazioni che su tutto territorio regionale promuovono i valori e i prodotti provenienti dal Sud del Mondo ma anche dell’Economia Solidale italiana.

Questo è il risultato del lavoro che da anni AGICES svolge a livello nazionale: in qualità di associazione di categoria delle Organizzazioni italiane di Commercio Equo e Solidale “ha come obiettivi la promozione e la tutela del Commercio Equo come definito e descritto dalla Carta Italiana dei Criteri” (come recita lo Statuto). Per questo AGICES fin dalla sua nascita è impegnata nel percorso di regolamentazione regionale e nazionale del Commercio Equo e Solidale.

Milano Fair City!

Milano, a maggio 2015, sarà il centro di un altro mondo possibile. L’appuntamento della World Fair Trade Week si terrà infatti nel capoluogo lombardo dal 23 al 31 maggio 2015, organizzata da World Fair Trade Organization e Agices-Equo Garantito: in questa occasione importanti eventi animeranno la città -nominata “capitale mondiale del commercio equo e solidale- per un’intera settimana.

Sarà il più importante evento del Fair Trade in assoluto, che avrà come cuore il senso più profondo e innovativo del commercio equo e solidale e il suo rapporto con i cittadini. Agricoltori, produttori e imprese da tutto il mondo dimostreranno che una filiera commerciale virtuosa e uno sviluppo giusto possono davvero “nutrire” il mondo.

L’evento di maggior impatto si chiama Milano Fair City, la prima Fiera mondiale del commercio equo e solidale. Si svolgerà dal 28 al 31 maggio 2015 nella splendida location della Fabbrica del Vapore, nel centro di Milano. Le iscrizioni all’evento -che ospiterà 200 espositori provenienti da tutto il mondo- sono aperte. Per informazioni e dettagli è sufficiente recarsi qui: http://milanofaircity.org

Alla Fiera si aggiunge la 13° Conferenza biennale della WFTO, l’organizzazione mondiale del commercio equo e solidale. Ogni anno, infatti, l’Organizzazione organizza un’assemblea generale per i suoi soci (nata nel 1989, la WFTO oggi è costituita da oltre 450 soci: sono organizzazioni di commercio equo e solidale appartenenti a circa 70 Paesi in tutto il mondo), ma ogni due anni organizza anche una conferenza mondiale che precede l’assemblea. Questa conferenza biennale -che nel 2013 si è tenuta a Rio de Janeiro- è lo spazio per l’incontro tra i soci, lo scambio di idee e buone pratiche, gli scambi commerciali.

Durante tutta la settimana si terranno molti eventi (il calendario, sempre in aggiornamento, è su www.worldfairtradeweek.org). Dal 29 al 31 maggio al Politecnico di Milano (in via Giovanni Durando 10, alla Bovisa) si terrà il quinto Fair Trade International Symposium. L’obiettivo di ricercatori e studiosi è comprendere come sviluppare in modo critico il movimento del Fair Trade e analizzarlo nei suoi fattori chiave e nei suoi valori.

L’agricoltura in catene

La filiera agricola mondiale è in catene. Chi la tiene costretta, gravando sull’approvvigionamento alimentare del pianeta, sono pochi soggetti, ben identificabili, accomodati sul collo di quell’imbuto che collega gli oltre 2,5 miliardi di contadini, produttori o lavoratori delle terre e i 7 miliardi di consumatori urbani.

Secondo lo studio “Who’s got the power? Tackling imbalances in agricultural supply chains” commissionato da Fair Trade Advocacy Offic (http://www.fairtrade-advocacy.org/) e, PFCE (Plate-Forme Française du Commerce Equitable), Traidcraft, e Fairtrade Deutschland, infatti, gli “input suppliers”, e cioè le grandi multinazionali della chimica e delle sementi (Monsanto, Synenta, Basf, Du Pont), i mediatori (Bunge, Cargill, LouisDreyfus), i grandi marchi manifatturieri (Mondelez, Nestlé, Mars, Danone, Pepsico) e i rivenditori (Tesco, Lidl, Metro Group) hanno creato dei “canali stretti” entro i quali i beni sono obbligati a transitare per poter raggiungere l’ultimo anello. Un “potere d’acquisto” che -si legge nel report- “gli conferisce un’enorme capacità d’influenza produttiva e di stabilimento dei prezzi”.

Non è una notizia. L’imbuto del resto risale ai tempi dell’Europa colonialista, com’è riconosciuto nel rapporto; l’elemento “innovativo” è dato però dall’estrema concentrazione verificatasi negli ultimi decenni. “Questo studio -scrive nella prefazione Olivier De Schutter, co-presidente del Panel internazionale degli esperti sulla sostenibilità alimentare e Special Rapporteur Onu sul diritto al cibo- dimostra come i compratori sono più forti e concentrati di prima”.

Tra le filiere “tipiche” del modello gerarchico sono descritte quelle della canna da zucchero, del caffè, del cacao, dell’olio di palma, della soia, della frutta e verdura fuori stagione e della frutta tropicale.

Il “mercato” della banana vede oggi 500mila produttori e solo 5 mediatori e 5 “maturatori”. Questi ultimi però -Fyffes, Chiquita, Dole, Del Monte, Bonita e pochi altri- raggranellano con i rivenditori oltre l’85% del valore della transazione, lasciando alla maggioranza numerica le briciole.

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È lo stesso nella canna da zucchero, dove rivenditori, raffinatori (Copersucar, Tereos, ABSugar), mercanti (Cargill, Bunge, ED&F MAN) e proprietari degli stabilimenti lasciano al primo gradino meno del 20% del valore della produzione.

E così il caffè, con l’enorme e sistematico potere dei “tostatori” di Nestlé, Mondelez, SaraLee, P&G -cui spetta oltre il 40% del valore- e mediatori di ECOM, VOLCAFE e Neumann Kaffee Gruppe.

È un imbuto che produce diseguaglianze, spopolamento delle comunità rurali, sfruttamento e volatilità dei prezzi. Un sistema che non funziona e che necessita di un approccio equo e solidale, come studi indipendenti citati nel report dimostrano. Un cambio di paradigma che l’Unione europea, però, stenta a fare proprio, incentivando “competitività” e UTPs, ovvero pratiche commerciali scorrette, magari anche dal punto di vista fiscale -come peraltro ben mostrato dal report sui “capitali nascosti” curato dalla rete Eurodad.

Anche il Friuli-Venezia Giulia è equa e solidale!

Anche il Friuli-Venezia Giulia entra nel “club” delle Regioni italiane dotate di una legge di promozione del Commercio Equo e Solidale. È stata approvata infatti il 30 ottobre, a Trieste, nella sede del Consiglio regionale, la proposta di legge 39/2013, recante “Interventi regionali per la promozione del commercio equo e solidale”, che si somma quindi alle leggi di Puglia (che ha promulgato la legge n. 32 del 1 agosto 2014), Toscana (n.24/2005), Abruzzo (n.7/2006), Umbria (n°116/2007), Liguria (n°32/2007), Marche (n.08/2008), Lazio (n.20/2009), Emilia Romagna (n.110/2009), Piemonte (n.26/2009), Veneto (n.8/2010) e provincia di Trento (13/2010).

Il testo (e l’iter) della legge può essere letto sul sito della Regione, qui.

Importante ribadire che la prima versione del testo era stata portata al presidente della VI Commissione, per la Cooperazione internazionale, nel marzo 2014, da un gruppo di rappresentanti del Fair Trade regionale, che si erano ispirati a quella proposta dall’Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale. Prima dell’estate, anche AGICES era stata audita della commissione.

Il Friuli-Venezia Giulia non è però nuovo al sostegno al Fair Trade. Già la legge quadro sul commercio, la 29 del 2005 , all’articolo 26 si occupava di commercio equo e solidale. Ma la legge appena approvata si spinge ben oltre, creando un elenco di operatori di Fair Trade (di cui fanno parte di default tutti gli iscritti ad AGICES) e stanziando 50mila euro, con l’impegno a verificare se la cifra sarà sufficiente per i prossimi anni.

Ora si attendono i regolamenti attuativi per una legge che sarà del tutto operativa a partire dal 2015.