Lombardia: pubblicato il bando per il commercio equo

La Regione Lombardia ha pubblicato per la prima volta il bando regionale che finanzia lo sviluppo di progetti presentati dalle organizzazioni di commercio equo e solidale, in attuazione alla recente legge regionale dedicata al settore, la numero 9 del 2015, “Riconoscimento e sostegno delle organizzazioni di commercio equo e solidale”.

In tutto verranno distribuiti 150mila euro, a favore dei soggetti che tra il 18 aprile e il 19 maggio 2016 presenteranno un progetto relativo a una delle 4 linee d’intervento “ammesse a contributo”, come si legge sul sito della Direzione generale sviluppo economico di Regione Lombardia.
Sono finanziabili le attività di formazione per gli operatori delle organizzazioni di commercio equo e solidale, iniziative culturali, azioni di sensibilizzazione e di educazione al consumo anche a livello scolastico, attività per la valorizzazione sul mercato dei prodotti del commercio equo e solidale e per il rafforzamento dei canali di vendita, l’organizzazione e la partecipazione a fiere del commercio equo e solidale.
Il bando invita e stimola le organizzazioni di commercio equo e solidale lombarde a creare partenariati: ogni progetto, infatti, dev’essere supportato da almeno tre realtà. Ciascuna organizzazione, però, può partecipare al massimo a due progetti, e ogni progetto deve riguardare in modo diffuso almeno tre territori provinciali.
La legge regionale 9 del 2015 è stata approvata a maggio, a poche settimane dall’inizio della World Fair Trade Week e dalla fiera Milano Fair City, che nella primavera scorsa hanno portato nel capoluogo lombardo il commercio equo mondiale. Con essa, Regione Lombardia ha inteso riconoscere il fair trade quale “rilevante sostegno alla crescita economica e sociale dei produttori, sia dei Paesi in via di sviluppo sia del territorio regionale lombardo, come pratica di un archetipo di economia partecipata, attenta alla conservazione dell’ecosistema, socialmente sostenibile e rispettosa dei diritti e dei bisogni di tutti i soggetti coinvolti, oltre che nella promozione dell’incontro fra culture diverse” (articolo 1).
All’articolo 2, il testo riconosce ed elenca sei requisiti fondamentali del commercio equo e solidale, dal pagamento di un prezzo equo dei prodotti e dei servizi acquistati all’obbligo di garantire “condizioni di lavoro sicure, nel rispetto delle normative stabilite dall’Organizzazione internazionale del lavoro”. Requisiti che trovano spazio anche nel testo della legge approvata alla Camera dei deputati il 3 marzo scorso, e promossa da Equo Garantito, l’associazione di categoria che raccoglie le organizzazioni di commercio equo e solidale italiane.

Approvata alla Camera la legge a sostegno del Commercio Equo e Solidale

Il 3 marzo 2016 la Camera dei deputati ha approvato -con 282 voti favorevoli e 4 contrari- la proposta di legge “Disposizioni per la promozione e la disciplina del commercio equo e solidale”, il cui iter era iniziato nel maggio del 2014.
Si tratta di un provvedimento importante, che riunisce alcuni testi presentati da diversi parlamentari (i cui primi firmatari sono rispettivamente Realacci, Rubinato, Baretta e Da Villa).

Dopo una decina di leggi regionali -la prima è quella toscana del 2005- un corpo di diciassette articoli definisce il fair trade e ne disciplina la presenza nell’ordinamento nazionale.

“Per commercio equo e solidale -spiega il documento redatto dal Servizio studi della Camera- si intende un rapporto commerciale con un produttore in forza di un accordo di commercio equo e solidale basato sul dialogo, sulla trasparenza, sul rispetto e la solidarietà, che è finalizzato all’equità nelle relazioni commerciali.
Per accordo di commercio equo e solidale si intende un accordo di lunga durata stipulato con un produttore allo scopo di consentire, accompagnare e migliorare l’accesso al mercato di quest’ultimo, che preveda alcune specifiche caratteristiche, in particolare il pagamento di un prezzo equo, misure a carico del committente per il graduale miglioramento della qualità della produzione e in favore dello sviluppo della comunità locale, il progressivo miglioramento dei livelli di impatto ambientale della produzione, l’obbligo del produttore di garantire condizioni di lavoro sicure e di remunerare in maniera adeguata i lavoratori e di rispettare i diritti sindacali”.

“Il dibattito parlamentare costituisce innanzitutto un grande riconoscimento del lavoro fatto in questi anni dal movimento del commercio equo” spiega Alessandro Franceschini, presidente di Equo Garantito, l’associazione di categoria che raccoglie le organizzazioni di commercio equo e solidale italiane. “Intendo quella forma di economia che è grande strumento di cooperazione internazionale. C’è stato consenso unanime su questo. In secondo luogo, la legge ha dei contenuti importanti. Tre gli aspetti principali: il primo è la definizione precisa di ciò che è commercio equo e solidale, con l’accento sul ruolo delle organizzazioni che lo promuovono. Il secondo aspetto è la tutela: nei confronti del movimento, nel contrasto agli abusi, nel rispetto del consumatore. Il terzo aspetto è la promozione: la legge mette infatti a disposizione risorse ing enti -fino un milione di euro per il primo anno- per sostenere a tutti i livelli il fair trade”.

La legge è stata scritta in collaborazione con Equo Garantito, “e per questo ci sentiamo molto rappresentati -continua Franceschini-. l’iter parlamentare è stato rispettoso delle prerogative, e il documento su cui si basa la legge è la Carta dei criteri, la nostra Costituzione. Infine c’è il riconoscimento della filiera integrale: chi fa commercio equo dev’essere un’organizzazione che lo fa in prevalenza, senza fine di lucro”.

Ora il provvedimento passa al Senato: “Siamo molto soddisfatti: quando la legge sarà approvata definitivamente sarà uno strumento per fare in modo che il Commercio Equo e Solidale non sia più solo un’avanguardia ma sappia coinvolgere sempre più consumatori”.