Uno sguardo all’Europa – il Commercio Equo e Solidale nei prossimi 5 anni

Quali obiettivi e richieste per un’Europa più equa e sostenibile?

Le elezioni europee del 26 maggio scorso hanno definito un nuovo assetto per il Parlamento e per la Commissione europea. Due donne alla guida della Commissione Europea e della Banca Centrale rappresentate rispettivamente da Ursula von der Leyen e da Christine Lagarde e un italiano, David Sassoli, alla guida del Parlamento.

Il movimento europeo del Commercio Equo e Solidale guidato dal Fair Trade Advocacy Office, insieme ad altre organizzazioni della società civile europea quali IFOAM, CIDSE, RIPESS Europe, Ecolise, ha promosso, nei mesi scorsi, “The Fair Times” una campagna in 18 paesi che ha coinvolto partner e organizzazioni nazionali e che puntava al coinvolgimento dei candidati alle elezioni europee, su temi centrali per il futuro dell’Europa come la produzione e il consumo responsabili, lo sviluppo equo e sostenibile, la ricerca, il rispetto dei diritti umani nelle filiere produttive.

Quali sono stati i risultati raggiunti negli ultimi 5 anni dal nostro movimento a livello europeo? Quali sono le prospettive di lavoro del Commercio Equo e Solidale e le priorità per il prossimo mandato?

Lo abbiamo chiesto in poche domande, a Sergi Corbalan – direttore esecutivo del Fair Trade Advocacy Office – organizzazione europea, di cui anche Equo Garantito è parte, e che coordina le attività di lobby e advocacy del movimento a livello europeo. Ecco cosa ci ha detto.

1. Quali sono stati i principali obiettivi raggiunti negli ultimi 5 anni grazie anche al lavoro del movimento del Commercio Equo e Solidale in Europa?
“Serve tempo e molto lavoro per vedere i risultati del lavoro a livello europeo ma sicuramente ci sono stati alcuni passi avanti in diversi settori e ne ricordiamo due in particolare.

La prima è l’adozione della direttiva contro le pratiche sleali nella filiera agricola e produttiva alimentare (Unfair trading practices in the food supply chain). Un importante risultato che riguarda la possibilità che i piccoli produttori o gruppi di produttori, fornitori, agricoltori che vendono ai grandi distributori in Europa – quali ad esempio grandi catene di supermercati o importatori, possano denunciare in modo anonimo, casi di pratiche sleali nel commercio in caso ne siano vittime. Ci saranno anche modalità di sanzione per le imprese che verranno giudicate e riconosciute colpevoli di tali pratiche.
Questo risultato è molto importante perché i casi di pratiche sleali verso i produttori sono moltissimi e possono riguardare il cambio delle regole definite in fase contrattuale come ad esempio il prezzo delle merci, la cancellazione dei contratti già stipulati. La Direttiva quindi aiuterà a migliorare un po’ gli squilibri esistenti nelle filiere produttive alimentari.
Dal mio punto di vista – continua Corbalan – ora che è il tempo dell’implementazione, è necessario capire come verrà adattata la legge a livello nazionale. FTAO e Traidcraft UK stanno producendo una guida per l’implementazione della legge e qui sarà importante che le nostre organizzazioni di Commercio Equo e Solidale giochino un ruolo nel monitorare l’implementazione della stessa anche con altri soggetti a noi vicini come valori e proposte, ma anche con i produttori ad esempio quelli nazionali.

L’altra azione è che, per la prima volta nella storia dell’Europa, è stata definita una strategia per il Commercio chiamata “Trade fo All” che include anche una sezione dedicata ad un programma di Fair and Ethical trade – di Commercio equo ed etico. Questa sezione comprende degli “Action points”, delle azioni che l’Unione Europea ha intrapreso negli ultimi anni, tra cui anche il lancio del premio delle “Fair and Ethical cities”. E’ la prima volta che succede, ed è stato ispirato dal premio “Green capital award” ma è stato adattato al fair trade. La prima città premiata nel 2018 è Ghent e molte altre hanno avuto menzioni.
Nella strategia ci sono anche altre sezioni in cui è contenuto il Fair Trade tra cui quella chiamata Aid for Trade che promuove un ‘azione più concreta delle delegazioni europee nei paesi del sud, per promuovere progetti su Commercio Equo e Solidale a livello locale.
Si sono quindi attivati processi di dialogo anche direttamente nei paesi del Sud del mondo dove abbiamo anche i produttori”.

 

Fair Trade Breakfast, ottobre 2018

Fair Trade Breakfast, ottobre 2018

2. Quanto è stato efficace e importante avere un Working Group dedicato al Commercio Equo e Solidale, nelle istituzioni europee?
“La possibilità di avere un gruppo di lavoro dedicato al Commercio Equo e Solidale composto da parlamentari provenienti da diversi paesi e con diverse appartenenze politiche ha reso possibile un lavoro trasversale sul Fair Trade e che esula dal partito di provenienza. E’ stato quindi una buona opportunità e ora si attende la costituzione del nuovo gruppo con i nuovi partecipanti.

 

E’ stato utile avere anche la collaborazione dei network nazionali del Commercio Equo che in questi anni, hanno agito per coinvolgere e invitare i parlamentari nei momenti di incontro a livello europeo. Ad esempio le annuali colazioni equosolidali a Bruxelles. Inoltre, è molto importante il lavoro con il Parlamento poiché è difficile spesso cambiare le posizioni dei diversi paesi e per questo il lavoro locale delle organizzazioni come Equo Garantito è fondamentale per coinvolgere e informare i membri del Parlamento europeo”.

3. Con la campagna “The Fair Times” – si è cercato di coinvolgere molti candidati in diversi paesi, quali sono ora le tue aspettative sui prossimi 5 anni?
“La campagna è stata molto interessante in primo luogo perché abbiamo fatto rete e costruito una relazione con altri soggetti tra cui l’agricoltura biologica, i movimenti delle transition towns e dell’economia solidale e le organizzazioni cattoliche vicine ai nostri valori.
Costruire quindi una rete di soggetti che potessero dialogare con i candidati è stato il primo obiettivo. Ora i parlamentari decideranno a quali commissioni partecipare e quindi partiremo con il contatto con questi nuovi rappresentanti rispetto agli interessi sul fair trade nelle diverse commissioni.

Sulle priorità per i prossimi anni, credo che la sfida sarà soprattutto su due temi:
la regolazione delle filiere produttive globali e in particolare per l’approvazione di una legislazione che riguarda un trattato vincolante per il rispetto dei diritti umani da parte delle imprese, perché crediamo che per garantire il rispetto dei diritti umani nelle filiere produttive e la sostenibilità, l’approccio volontario sia importante e utile ma non è sufficiente e quindi vorremmo che anche l’Europa giocasse un ruolo in questo.

È necessario quindi creare iniziative trasversali e in vari settori per garantire il rispetto dei diritti umani nelle filiere produttive. Inoltre, dovranno essere messe in pratiche specifiche politiche per due filiere molto soggette a sfruttamento del lavoro e del territorio: il settore tessile e della produzione del cacao. È importante quindi un approccio orizzontale a tutti i settori, ma anche l’attivazione specifica su alcune filiere con strategie legislative ma anche di sensibilizzazione, finanziarie, di cooperazione.

– In ultimo vogliamo che l’Europa continui a fare le azioni importanti dette precedentemente come il premio per le città così come azioni dirette con i paesi del sud per la promozione di un commercio più equo supportando le delegazioni locale, così che le politiche attuate possano essere rafforzate”.

4. I network nazionali come il nostro, come migliorare l’attività di advocacy su temi nazionali ma anche europei?
“Beh questo è molto importante. Per prima cosa serve tenere il contatto con i parlamentari rieletti e far conoscere ai nuovi eletti chi è e cosa fa il Commercio Equo e Solidale a livello nazionale e non solo.
Allo stesso tempo è molto importante un’azione nazionale sui parlamentari locali quando si parla di politiche europee e quindi c’è la necessità di creare un ponte anche con la politica nazionale per presentare i temi europei che poi verranno discussi anche dal movimento a livello europeo”.