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Assemblea WFTO a Delhi – intervista a Giorgio Dal Fiume che ci racconta com’è andata

Alla 14° assemblea mondiale del Commercio Equo e Solidale a Delhi, Giorgio dal Fiume, consigliere di Equo Garantito e collaboratore di Altromercato da vent’anni, chiude un importante percorso di rappresentanza del movimento italiano del Commercio Equo presso WFTO Europa – l’Organizzazione Mondiale del Commercio Equo e Solidale – durato oltre 10 anni, dei quali 7 come Presidente.

E’ rientrato da poco e per questo gli chiediamo di aggiornarci sui temi affrontati e raccontare che cosa è successo, con uno sguardo al futuro.

  1. Giorgio, raccontaci un po’che cosa è cambiato in questi 6 anni di presidente di WFTO, come è cresciuta l’organizzazione. Cosa sta portando avanti attualmente e infine è davvero così importante essere attivi e presenti, come movimento italiano all’interno di quello internazionale?

Forse è importante partire dall’ultimo aspetto. Il Commercio Equo è una comunità internazionale basata su regole e criteri e, in continua espansione. Per questo come primo aspetto dico che è utile partecipare per sapere cosa succede al di fuori del contesto italiano e sapere come vengono promosse e rispettate le regole comuni negli altri paesi. Inoltre, siamo parte del nostro sistema di autogoverno – solo la partecipazione diretta nella rete ci da modo di capire le campagne, le azioni  e le attività che riguardano il Commercio Equo a livello globale.

In sintesi, possiamo dire che siamo un movimento globale, che ha il suo Parlamento in WFTO, è all’interno di esso si decidono i criteri per essere riconosciuti come botteghe del mondo, le campagne e azioni internazionali, e prima di tutto i criteri per definire cosa è o non è Commercio Equo e Solidale.

Partecipare a WFTO significa far sentire la nostra voce e dare un contributo alla causa comune con il nostro punto di vista ed esperienza e chiaramente poter apprendere e capire meglio cos’è il Commercio Equo e Solidale a tutto tondo, conoscere meglio i produttori vedere come sono cambiati e come cambia il nostro lavoro col tempo.

Aggiungo, che l’Italia inoltre ha una grande tradizione di partecipazione internazionale portando una voce univoca, originale e anche battagliera rispetto alle proposte da fare e ai percorsi da costruire. Il presidente mondiale è un italiano e quello europeo lo è stato fino a pochi giorni fa.

Oggi WFTO è in una fase positiva, clima propositivo e aumento dei soci. Il nostro passato è stato un po’ problematico, abbiamo vissuto momenti di conflitto che non hanno giovato. Oggi invece si sta intraprendendo un percorso con un cambio di impostazione, riavvicinando i soci. E’ aumentato il numero di  soci di WFTO Europa e c’è una stabilità economica che è la base per continuare il lavoro. Sopra a tutto però c’è la realizzazione piena di un sistema di garanzia che è il passaggio più importante poiché riferito al lavoro quotidiano delle organizzazioni e la recentissima approvazione di una Carta Internazionale del Commercio Equo e Solidale. Tra le varie cose non dimentichiamo anche che negli ultimi anni si è dato sempre maggiore importanza al lavoro politico e di advocacy, che oggi facciamo insieme al nostro Fair Trade Advocacy Office a Bruxelles. Punto importante perché ci porta vicino ai luoghi decisionali che possiamo influenzare con le nostre proposte.

  1. Delhi, una tappa importante per il Commercio Equo poiché segna un cambiamento in termini di riconoscimento di produttori e paesi e quindi forse di allargamento della nostra rete. Raccontaci un po’ come si è arrivati alla proposta presentata a Delhi e cosa è stato deciso? Quali sono secondo te, gli aspetti positivi e anche i rischi di questa nuova fase, se così possiamo chiamarla.

Dobbiamo iniziare dall’inizio. 3 anni fa in Europa è nata l’esigenza di trattare il tema dei produttori del nord e in particolare in Italia ma non solo, poiché vi erano molti prodotti di produttori locali nelle botteghe. Esistevano situazioni diverse che non erano catalogate all’interno di nessuna cornice di criteri, ne di definizione comune. La situazione era molto eterogenea e variegata, per cui si è ritenuto necessario riflettere sul tema e dare delle risposte, come movimento globale, per normare la situazione.

I soci di WFTO si sono consultati a livello regionale, hanno ragionato sulle opportunità e sulla complementarietà piuttosto che sulle differenze. A Milano quindi nel 2015 durante la precedente Fair Trade Week, si è creato un gruppo di lavoro dentro WFTO globale che ha cercato di affrontare tutti gli aspetti e le sentire le varie parti.

Oggi la conclusione di WFTO globale, è che i produttori del nord possono entrare a far parte del nostro mondo poiché innanzi tutto non possono essere la geografia e i confini e determinare cosa è equo e solidale e cosa no. A Delhi, è stato emozionante vedere come, a livello quasi unanime, anche i produttori del Sud (o almeno chi è intervenuto a loro nome) si è dichiarato a favore dell’inserimento dei produttori del nord quali produttori ufficiali Fair Trade riconosciuti da WFTO. Le ragioni sono molte, ma la prima è che dopo sessant’anni di Commercio Equo mondiale, e con l’espansione geografica e di visibilità, non ha più senso che siano le frontiere a determinare se un prodotto è equo oppure no, la povertà crescente non è limitata solo al sud del mondo, e i rappresentanti del Sud del mondo sono sempre più presenti – gli immigrati – nei paesi del Nord. La priorità va data ai produttori del Sud, ma la questione è, oggi, pensare con quali criteri potranno essere inseriti i nuovi produttori. Ci sono alcune proposte ma tra queste ricordiamo che in linea di principio dovranno essere produttori marginalizzati o in aree svantaggiate e avere una motivazione alla base della richiesta di essere riconosciuto come produttori del Commercio Equo.

Quali rischi? Sinceramente credo che essi siano pochi. Il ragionamento sulla scelta è stato profondo e da parte di tutti i livelli regionali di WFTO, soprattutto nel sul del mondo. Prima di tutto l’aspetto positivo e lungimirante è che non si pensa più il Commercio Equo come qualcosa legato al mondo meno sviluppato, ma diventa la leva e lo strumento pratico con cui produrre e promuovere un’economia di giustizia ovunque e per sostenere le sfide socio economiche che esistono in tutti i continenti – dall’Europa all’Asia, dall’Africa al Sud America. Cambiamento che ci può far uscire da una nicchia e aprirci a quelle che sono le sfide sociali attuali. Un esempio su tutte è la questione migranti per noi italiani ed europei. Abbiamo un pezzo del mondo “in casa” e questo non vive molto bene soprattutto se pensiamo alle dinamiche di sfruttamento produttivo, ed è anche cambiato il nostro approccio solidaristico. Per questo, la nuova posizione di WFTO apre e ci da molte opportunità.

Rimanendo chiaro il fatto che i produttori del sud hanno la priorità, i produttori del nord dovranno dimostrare di rispettare i 10 criteri e partecipare alla nostra idea di economia, ma il valore aggiunto è l’ampliamento dei prodotti.

Tornando ai rischi, quello maggiore forse è quello della competitività tra prodotti locali e importati, ma anche su questo, lavorando in modo concreto e specifico si troveranno le regole comuni. Confido quindi che non ci sia contrapposizione ma una spinta all’innovazione. Inoltre questo ci da l’opportunità di essere sempre più sicuri rispetto alla provenienza dei prodotti locali che troviamo in bottega, creando anche reciproca influenza e il rispetto di regole comuni che garantiscono il consumatore sulla maggior parte dei prodotti che si trovano in bottega.

  1. I nostri partner – i produttori. La WFT Week è un momento sempre molto importante di aggregazione, confronto, discussione e conoscenza. Come sta andando il movimento del Commercio Equo in Asia e negli altri paesi e cosa ti ha maggiormente colpito di questa 14 esima assemblea, i momenti più belli?

Possiamo dire che il livello di dialogo e confronto sta aumentando sempre di più, come già detto poco fa, la crescita del movimento sta avvenendo proprio a livello di discussione interna.

L’autonomia dei vari continenti in WFTO spesso ha determinato eterogeneità, da molto tempo invece si è costruito un percorso omogeneo per il miglioramento delle strategie. Problemi ce ne sono e in particolare legati alla conoscenza e alla consapevolezza delle scelte e delle proposte e quindi alla partecipazione. Le dimensioni dei produttori sono molto diverse così come le provenienze, e le differenze in termini di partecipazione ci sono.

Per quanto riguarda lo sviluppo del movimento abbiamo come sempre una forte presenza e capacità organizzativa dei produttori dei paesi asiatici e latinoamericani, mentre sul continente africano si fa ancora un po’ di fatica. Si nota una differenza abbastanza netta nella partecipazione dei produttori di questo paese nelle assemblee e contesti partecipativi di WFTO. Contesto positivo ma con gap che vanno colmati. I momenti intensi sono stati molti, ma tra questi sono molto contento del fatto che durante l’assemblea il gruppo di lavoro sui Retailer standard e sulle botteghe del mondo, sia stato uno di quelli più partecipati. Un terzo delle persone era presente li. Interventi da tutti i continenti, ma che hanno convenuto sul tema dell’importanza di sostenere le botteghe del mondo.

Oltre a questo, chiaramente anche il voto assembleare che ha appoggiato la proposta di inserire i produttori del nord ha dimostrato l’unità e la visione di lungo periodo del movimento e la percezione comune dei partecipanti provenienti da tutto il mondo. Momento non scontato, ma sentito ed emozionante.

  1. Chiudi un percorso internazionale per ora, che però continua in Italia con Equo Garantito, che cosa pensi si potrà riportare di questa assemblea di Delhi e come è possibile continuare a migliorare il nostro lavoro nel Commercio Equo e Solidale anche a livello di singole organizzazioni?

Come detto, Equo Garantito ha una lunga tradizione di interesse alla dimensione internazionale, ed è consapevole che parte della propria visibilità e credibilità deriva dal livello internazionale del Commercio Equo. Per questo, sono certo che il nostro impegno continuerà anche con la l’avvenuta scadenza del mio mandato e io mi impegnerò a tal fine.

Sono molti i temi di quest’ultima assemblea che dovranno essere riportati e considerati in Equo Garantito; oltre alla questione dei produttori del Nord c’è la “riforma” della metodologia per calcolare i living wage, nonché il ruolo più formale e forte che si vorrebbe dare alle reti nazionali di Fair Trade. Credo però che il contributo più importante, da riportare nella dimensione locale sia quello di renderle globali e non più “provinciali” di evitare il permanere di una cultura localistica nel Commercio Equo – che è presente a macchia di leopardo nel nostro movimento – tale per cui ognuno dà la propria interpretazione del Fair Trade e di cose è una Bottega del Mondo, arrivando a volte ad interpretare l’organizzazione della quale si fa parte come la “propria organizzazione”. Ciò è importante non solo perché si fa parte di un movimento internazionale, e perché – come detto – il livello locale è volente o nolente condizionato dalle decisioni globali; ma anche e soprattutto perché ciò dovrebbe permettere una capacità di innovazione e di aggiornamento che – senza ovviamente mettere in discussione principi, standard ed identità del Commercio Equo – è premessa indispensabile per permettere al Commercio Equo – ed in particolare alle BdM – di mantenersi aggiornati ed attrattivi, e capaci di parlare anche ai giovani.

Problema che, come ben sappiamo, costituisce oggi una vera e propria priorità, anche sul piano commerciale, oltre che su quello dell’autorevolezza, visibilità e capacità di avere impatto politico e sociale.

Grazie Giorgio, gli spunti sono molti e attendiamo di vedere come si evolveranno le diverse proposte e come le metteremo in pratica anche a livello italiano come Equo Garantito.

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