UNCTAD e il Fair Trade Advocacy Office al lavoro per garantire maggiori benefici dalle pratiche commerciali

Il 19 ottobre scorso a Madrid durante la 12°conferenza internazionale delle Fair Trade Towns, UNCTAD – la conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo e il Fair Trade Advocacy Office hanno firmato un Memorandum of Understanding per garantire migliori condizioni di lavoro e benefici derivanti dalle attività commerciali per tutti i lavoratori e produttori.

I rappresentanti delle due organizzazioni Isabel Durant segretario generale di UNCTAD e Sergi Corbalan direttore di FTAO – presenti a Madrid confermano la volontà di proseguire il lavoro mettendo al centro i valori del Fair Trade.

Un passo importante e un risultato concreto della continua attività di advocacy portata avanti da tutto il movimento internazionale del Commercio Equo e Solidale.

Qui il comunicato stampa e le dichiarazioni delle organizzazioni.

 

In viaggio con i produttori di Cacao della Colombia

Equo Garantito ospita in Italia, 2 rappresentanti della Comunidad de Paz di San Josè de Apartadò –  tra il 17 settembre e il 16 ottobre.

Insieme ai soci, Quetzal Modica, La bottega della Solidarietà – Sondrio, Il Sandalo – Saronno, La Bottequa – Usmate Velate, Associazione Qui e Là – Boves, Unicomondo – Vicenza, Altromercato – Verona, Libero Mondo – Cuneo, abbiamo organizzato un tour di visite ed eventi in diverse città d’Italia per scoprire di più sul Cacao Fair Trade prodotto in Colombia, in una delle zone più difficili del paese e conoscere da vicino uno dei progetti del Commercio Equo e Solidale.

L’esperienza della Comunidad de Paz è un simbolo della resistenza non violenta della Colombia.

Dal 1997 gli abitanti praticano la difesa popolare nonviolenta nel conflitto armato colombiano e rappresentano un processo di resistenza alla guerra, di neutralità contro gli attori armati, per continuare a vivere sulle terre della comunità. La Comunidad de Paz, nasce a fronte delle continue aggressioni che i contadini  dovettero affrontare, tra cui gli atti di barbarie commessi dai paramilitari, dai militari e dalla guerriglia, che hanno causato circa 190 vittime ed oltre 500 violazioni dei diritti umani agli abitanti della regione. Oggi promuove processi che consentono l’autosostentamento, la sovranità e la sicurezza alimentare, dall’agricoltura, alla cura della terra, al Commercio Equo. Dal lavoro di gruppo, vengono coltivati diversi prodotti, come mais, manioca, banana, fagioli, caffè, riso, avocado, frutto della passione, melo. Si lavora anche nell’allevamento di pollame, suini, allevamenti ittici, di bestiame e cavalli.

Il Cacao Equo e Solidale è tra i prodotti che garantiscono sostentamento economico per la Comunità e Jose Roviro Lopez –
Consigliere della Comunità di Pace, coordinatore della comunicazione e parte del gruppo amministrativo e Levis Flórez Ramos, Consigliere e consulente legale della Comunità di Pace, coordinatore dei gruppi di lavoro,
 ci racconteranno le fasi di lavorazione, i progetti e il rapporto con le organizzazioni italiane per la commercializzazione del prodotto.

Il tour equosolidale dei due produttori, realizzato anche con la preziosa collaborazione di Operazione Colomba e della Rete Italiana Colombia vive!, prevede tappe nelle scuole per parlare con i più giovani, eventi serali, incontri pubblici e istituzionali.

17 settembre mattina, SARONNO – A scuola con i giovani cuochi dell’istituto Alberghiero Collegio Arcivescovile di Saronno – organizzato da Il Sandalo, Saronno

17 settembre ore 21.00, SONDRIO, sala Vitali, via delle Pergole: “Chocopaz: esistere e resistere in Colombia.
Il cacao protagonista di una filiera di pace che arriva fino a Modica in Sicilia”, organizzato da Bottega della solidarietà, Sondrio

18 settembre dalle ore 19.45, Villa Scaccabarozzi, USMATE VELATE – Incontri e degustazioni dal titolo “Il coraggio del Cioccolato”, organizzato da La Bottequa di Usmate Velate

20 – 24 settembre – Vi aspettiamo agli incontri a Terra Madre con Equo Garantito

24 settembre ore 21.00, teatro Borelli, BOVES (Cn): CIOCCOLATO di PACE (Chocolate de paz) – l’esperienza della Comunità di produttori del Commercio Equo di San Josè de Apartadò in Colombia. Oragnizzato da Associazione Qui e Là.

13 ottobre, VERONA: Altromercato Campus. A breve il programma. Organizzato da Altromercato

15 ottobre, ore 20.30 presso Centro Arnaldi, DUEVILLE (VI): A breve il programma. Organizzato da Unicomondo.

Vi aspettiamo.

Il Commercio Equo a Terra Madre – il programma

Ci siamo!

Dal 20 al 24 settembre a Torino a Terra Madre Salone del Gusto 2018 ci sarà anche Equo Garantito per parlare di Commercio Equo e Solidale, filiere eque e sostenibili e Territori Equosolidali.

Lo stand ospiterà numerose attività tra degustazioni e visite tematiche e si concentra sul tema “Scegli Equo – Cambia il futuro”.

Il Commercio Equo si presenta al pubblico accompagnato da alcune delle organizzazioni che importano, lavorano, producono e distribuiscono i prodotti equo solidali in Italia: Libero Mondo, Equo Mercato, Altromercato, Altraqualità e Quetzal Modica, e insieme ad alcuni produttori della Colombia e del Benin.

Per informazioni scrivere a web@equogarantito.org.

QUI il programma degli orari e i temi proposti.

Il Cacao Equo e Solidale
A cura di Quetzal Modica – “Cacao di pace dalla Colombia: un aroma intenso in tutti i sensi”.
Un viaggio nel mondo del cacao sudamericano prodotto in Colombia, nella cornice molto particolare di un paese in conflitto per oltre 50 anni e che solo nel 2016 ha intrapreso un percorso di pacificazione interna. Quetzal Modica, cooperativa siciliana che produce solo prodotti con Cacao Equo Solidale ci fa conoscere una delle filiere più interessanti attraverso la voce dei produttori colombiani della Comunidad de San Jose de Apartado che saranno presenti allo stand e con cui hanno stretto un’importante collaborazione negli ultimi anni.

Giovedì 20 dalle 14.00 alle 14.30, dalle 17.00 alle 17.30
Venerdì 21 dalle 10.30 alle 11.00 e dalle 17.00 alle 17.30
Sabato 22 dalle 11.00 alle 11.30, dalle 18.00 alle 18.30
Domenica 23 dalle 10.30 alle 11.00, dalle 14.00 alle 14.30, dalle 17.00 alle 17.30
Lunedì 24 15.30 alle 16.00, dalle 13.00 alle 13.30

La pasticceria italiana Equo Solidale di Libero Mondo
A cura di Libero Mondo – “Gli ingredienti Equo Solidali per la pasticceria”
Libero Mondo, cooperativa di importazione e trasformazione di prodotti di Commercio Equo e Solidale presenta come viene lavorato il cacao che arriva in Italia dai produttori del sud. Come si fa un bacio di dama? E i biscotti con gocce di cioccolato? Un percorso di degustazione per conoscere alcuni tra i migliori prodotti di Commercio Equo e Solidale e della tradizione.

Giovedì 20 dalle 15.30 alle 16.00, dalle 18.00 alle 18.30
Venerdì 21 dalle 12.00 alle 12.30, dalle 15.30 alle 16.00 e dalle 20.00 alle 20.30
Sabato 22 dalle 13.00 alle 13.30, dalle 18.00 alle 18.30, dalle 20.00 alle 20.30
Domenica 23 dalle 13.30 alle 14.00, dalle 16.00 alle 16.30, dalle 19.30 alle 20.00
Lunedì 24 dalle 11.00 alle 11.30, dalle 14.00 alle 14.30

I prodotti del Baobab albero simbolo dell’Africa: scopriamo tutti i suoi frutti.
A cura di Equo Mercato: I prodotti magici dall’Albero Magico
Il Baobab, conosciuto ancora da pochi, è un frutto la cui polpa e i semi possono essere utilizzati in diversi modi: per la cucina per la cosmesi e per le bevande. Un percorso sensoriale per scoprire com’è fatto il frutto di baobab e provare i prodotti che Equo Mercato trasforma e porta in Italia nelle botteghe del Commercio Equo e Solidale.

Giovedì 20 dalle 13.00 alle 13.30, dalle 19.30 alle 20.00
Sabato 22 dalle 10.30 alle 11.00, dalle 17.00 alle 17.30, dalle 19.00 alle 19.30
Lunedì 24 dalle 13.00 alle 13.30, dalle 15.00 alle 15.30

Il benessere che aiuta a vivere meglio: le tisane del Commercio Equo e Solidale
A cura di AltraQualità: Armonia Ayurvethica
Le tisane e gli integratori sono tra i più pregiati prodotti del Commercio Equo e Solidale poiché tante delle materie prime utilizzate per produrle provengono da agricoltura tradizionale, sostenibile e che valorizza tecniche di produzione locale. AltraQualità presenta la linea Ayurvethica che fornisce un aiuto importante al mantenimento del benessere e dell’equilibrio dell’organismo tutto l’anno – è una linea UNICA poiché unisce prodotti biologici di erboristeria e quelli equosolidali, unendone le caratteristiche di entrambe.

Domenica 23 dalle 15.30 alle 16.30, dalle 20.00 alle 20.30
Lunedì 24 dalle 12.00 alle 12.30, dalle 16.30 alle 17.00

Dolcezze di caffè: un viaggio nel gusto con i monorigine Altromercato
A cura di Coop. Mondo Nuovo Altromercato
Il caffè, bevanda irrinunciabile per molti di noi, ha spesso un sapore amaro per chi lo produce. I produttori sostenuti dal Commercio Equo e Solidale di Altromercato provengono da diversi paesi e producono qualità di caffè pregiate e rispettose dell’ambiente.

Venerdi 21: ore 17.30

Per informazioni su prenotazioni visite per le classi o gruppi scrivere a web@equogarantito.org.


Qui il programma delle conferenze.

Filiere eque e sostenibili: concreto sostegno per le produzioni eque e responsabili e come garantire un consumo consapevole.

Giovedì 20 settembre, Sala Arancio alle ore 10.30 

Modera: Giorgio Dal Fiume – responsabile ricerca fondi Altromercato e consigliere di Equo Garantito

Ne parliamo con:

  • Luca Gioelli, Responsabile Cooperativa Libero Mondo
  • Gbaguidi Brice Valentin, Presidente della cooperativa Le Baobab (Benin) ed Equo Mercato
  • Lewis Florez Ramos, Comunidad de Paz di San Jose de Apartado, Colombia
  • Sara Ongaro, Quetzal Modica

Il cibo come motore di pace, di sviluppo locale e di contrasto alla crisi

Venerdì 21 settembre, presso l’Arena di Terra Madre, ore 13.00

Modera: Pietro Raitano, direttore di Altreconomia

Ne parliamo con:

  • Jean Pierre Kapalay, Condotta Slow Food Kalemie (Repubblica Democratica del Congo)
  • Vittorio Rinaldi – Equo Garantito ed esperto in progetti di cooperazione internazionale e di Commercio Equo e Solidale
  • Jose Lopez Rivera, rappresentante dei produttori Comunidad de Paz di San Jose de Apartado (Colombia)
  • Gbaguidi Brice Valentin, Presidente della Cooperativa “Le Baobab” di donne trasformatrici di baobab (Benin).

QUI il link al sito di Terra Madre


Territori Equosolidali – dalle amministrazioni locali al cittadino. Le proposte del Commercio Equo e Solidale per il futuro sostenibile

Lunedì 24 settembre, sala Conferenze del Camplus Lingotto, ore 10.30, via Nizza 230

A breve il programma completo.

Cosa non sappiamo dei rifugiati siriani in Libano

Dialogo con Sheikh Abdou – la realtà dei profughi siriani e la proposta di Operazione Colomba per un rientro sicuro in Siria.

Equo Garantito ha deciso di dedicare in modo simbolico, la Giornata Mondiale del Commercio Equo 2018 al conflitto siriano, aderendo all’appello di Operazione Colomba “Noi Siriani”.

Venerdì 11 maggio, gli operatori di Operazione Colomba erano a Milano per concludere il giro di Sheikh Abdou in Europa. Sheikh è un rifugiato siriano in Libano e l’organizzazione italiana sta lavorando sul campo per supportare i profughi siriani da alcuni anni. La situazione dei profughi siriani in Libano è drammatica a quanto ci dicono Maria (Operazione Colomba) e Sheikh. Non ci sono possibilità di vivere una vita dignitosa ne di costruire nuove possibilità o di poter tornare in Siria in un luogo sicuro.

Li abbiamo incontrati alla fine di un’interessante conferenza all’Università Cattolica di Milano che li sta supportando e abbiamo approfittato per fare loro qualche domanda per aggiornare i nostri soci e tutti coloro che sono interessati a sapere di più sul conflitto siriano.

Ci aiuta a capire e raccontare la situazione dei profughi siriani in Libano anche la nostra Alessandra Governa, della Coop. Zucchero Amaro con cui abbiamo parlato di migranti e rifugiati già in passato.

QUI tutta l’intervista a Sheikh e la testimonianza diretta di Alessandra.

Grazie a Maria, Sheikh e Alessandra e buona lettura.


Intervista a Sheikh Abdou e Maria di Operazione Colomba

Diamo due informazioni sulla presenza di Operazione Colomba in Libano:

Presenza nel paese: dal 2013/2014 è iniziata una presenza fissa nel villaggio di Tel Abbas e in uno dei campi profughi ad esso adiacenti.

Tel Abbas è un villaggio con circa 3000 abitanti di cui 2000 cristiani ortodossi e 1000 musulmani sunniti. Negli ultimi due anni si sono aggiunti 2000 siriani musulmani sunniti. Questo villaggio si trova a nord del Libano, in una delle regioni più povere e con il maggior numero di profughi, a soli 5 km dal confine con la Siria.

Gli obiettivi del progetto di Operazione Colomba nel paese di Tel Abbas e nel vicino campo profughi sono:

  • Stare accanto ai profughi e, ove possibile, aiutarli nelle necessità più immediate e concrete;
  • Abbassare la tensione e favorire il dialogo tra siriani e libanesi per una migliore convivenza e perché si creino legami di solidarietà;
  • Trovare alternative valide all’attuale situazione dei profughi siriani;
  • Promuovere vie di risoluzione al conflitto efficaci e condivise;
  • Mantenersi costantemente aggiornati sugli sviluppi della situazione siriana, attraverso informazioni affidabili apprese dalle persone direttamente coinvolte nel conflitto;
  • Qualora si ripristinassero le condizioni minime di sicurezza, tentare un viaggio esplorativo in Siria per valutare un’eventuale presenza.

Maria è volontaria operatrice di Operazione Colomba e ha vissuto 1 anno in Libano e 2 anni in Palestina e mentre Sheikh termina di salutare tutti gli ospiti che sono venuti a salutarlo, le chiedo di raccontarmi meglio la vita dei profughi siriani in Libano.

Il Libano non ha firmato la convenzione di Ginevra sui rifugiati e quindi, ci dice Maria, “i profughi non sono profughi, sono riconosciuti come illegali, non viene riconosciuto loro lo status di profugo in quanto scappano da una guerra e le loro case sono state distrutte. Da ciò deriva che non possono avere documenti in regola e questo crea moltissimi problemi per la loro vita quotidiana. La sicurezza in primis, appena escono dal campo, che non è un campo attrezzato o in cui le ong operano, ci sono numerosi check point in cui vengono fermati e spesso arrestati perché non hanno documenti in regola. Ad oggi la situazione è che il 60% dei detenuti libanesi sono siriani e il 90% di questi siriani è in carcere per questo problema di assenza di documenti.”.

La verità è che i campi profughi sono accampamenti che i siriani devono affittare privatamente e poi attrezzano con tende e poco altro. Non sono campi ufficiali come quelli dell’UNHCR ad esempio. Poche ong lavorano dando alcuni servizi tra cui quelli sanitari. La sanità è a pagamento alcune organizzazioni pagano alcune cure, ma l’accesso alla sanità è impossibile e senza documenti non possono lavorare. Quindi molti di essi lavorano in nero e non hanno nessuna garanzia di essere pagati e ci sono molti casi di schiavitù.

Maria ci da uno spaccato di una situazione davvero difficile.

Le chiediamo informazioni sulle scuole, l’educazione, a quali servizi possono accedere i bambini?

In generale, conferma, non c’è accesso alla scuola. Da un anno grazie ad una donazione del Regno Unito i bambini  possono accedere alle scuole siriane con due turni il pomeriggio.

Ora che Sheikh è pronto gli chiedo per prima cosa com’è andata la missione in Europa e in Italia, che cosa si aspettava da questi incontri e cosa pensa si sia ottenuto.

La prima cosa che ci dice è che pensare questa missione in Europa è stata una sfida poiché si è scelto di invitare un profugo siriano in Libano che visita l’Europa ma che poi torna in Libano nel campo e non qualcuno che rimane qui, poiché spesso quando i profughi lasciano il Libano succede che effettivamente si perdono molti contatti con chi ancora abita nei campi o in Siria stessa. Molti che sono arrivati con i corridoi umanitari non sono molto in contatto con la realtà del Libano.

Operazione Colomba è l’associazione con cui lavorano meglio poiché vive, ed è presente sul campo in Libano e sa come vanno le cose realmente. E’ difficile raccontare la realtà della vita nel campo.

Operazione Colomba e Sheikh hanno incontrato diverse personalità europee,  tra cui in particolare Staffan De Mistura Inviato speciale del segretario generale dell’ONU per la Siria, e in tutti i posti in cui sono stati, hanno portato la voce dei profughi siriani in Libano. Una voce che si sente poco, tutti sono impegnati a parlare di profughi senza mai chiamarli in causa è questa anche la realtà dei nostri media.

L’importanza di questi incontri, conferma Sheikh è proprio il riuscire a dare voce a chi non ne ha e  far conoscere le realtà che vivono i profughi della guerra in Siria in Libano.

Continuiamo la nostra chiacchierata e gli chiedo da dove è venuta la proposta dell’Appello “Noi Siriani”. Sheikh ci dice che insieme ad Operazione Colomba si è iniziato a pensare a quali fossero i principali problemi dei profughi e a quali potevano essere i modi per migliorare la loro situazione e allo stesso tempo proporre una soluzione per il rientro sicuro in Siria.

Nel campo, continua Sheikh, la mancanza di sicurezza, di salute di accesso all’educazione e al lavoro rendono la vita impossibile ma non possono andarsene ne in Europa ne tornare in Siria in una situazione così instabile. Il governo libanese a quanto ci conferma,  non è più in grado di supportare i profughi e anche le ong non hanno molti fondi disponibili per gli aiuti. La soluzione quindi che abbiamo trovato è quella proposta nel nostro appello.

Gli chiedo allora se davvero non c’è soluzione o qual è l’unica soluzione possibile che lui vede.

La soluzione per i profughi è che se vadano dal Libano poiché li non ci sono prospettive, afferma Sheikh. Non è questa l’unica proposta possibile, conferma anche Maria che sta traducendo da ormai 4 giorni l’arabo di Sheikh ma sempre con il sorriso. La proposta dell’appello è quello che essi speriamo verrà fatto, una zona neutrale per poter tornare in Siria e lasciare il Libano. L’auspicio e di non rimanere in Libano a lungo.

Ci sono moltissime vittime nei campi, che hanno perso la vita per mancanza di igiene, per incidenti sul lavoro o per la mancanza di sicurezza in particolare i bambini.

La volontà è quindi quella di migliorare la situazione oppure di cambiare per non morire anche in Libano.

Quello che chiede Sheikh è che i profughi possano tornare in Siria non sotto il regime ma sotto una forma di riconoscimento internazionale diversa, come ad esempio quella della Comunità di San Jose de Aparthado in Colombia. Non vogliono tornare in Siria e dover andare in carcere perché non si vogliono arruolare e prendere parte al conflitto e questa è la proposta dell’Appello. Vogliono tornare in dignità in sicurezza e nel rispetto dei diritti umani.

L’adesione di Equo Garantito all’appello ha lo scopo di promuovere la proposta di pace per il rientro in Siria tra tutti i nostri soci e contatti e chiedo a Sheikh cosa pensa sia necessario dire e comunicare ai potenziali interessati a sostenere questa proposta.

Sheikh sorride e conferma che non ha più molta fiducia nella politica, ma è molto importante diffondere e far crescere la proposta. Il messaggio è che in Libano ci sono un milione e mezzo di profughi siriani ma queste persone non sono numeri ma essere umani e chiedono il supporto nella proposta per garantire loro la sicurezza.

Anche rispetto alla solidarietà della società civile, gli chiedo se pensa che si debba fare di più poiché le cose molto spesso si cambiano partendo dalla base. Mi conferma che la base e la società civile sono fondamentali, quindi ci chiede di mobilitarci in maniera forte e cercare di creare una rete di persone e associazioni che possano lavorare per questo.

A Taizè hanno incontrato moltissime persone e se anche uno solo parla della situazione dei profughi, sarà importante. Il messaggio finale che  ci lascia Sheikh è che non dobbiamo lasciare che le armi e la politica fermino la pace. I siriani in Siria sotto la guerra hanno bisogno di sentire la presenza della società civile internazionale di giovani, aperti informati e aperti all’altro.

Ci salutiamo, ora li aspetta l’incontro con il consiglio comunale e poi il rientro. Speriamo di rivederci presto con notizie migliori.

Alla proposta “Noi siriani” hanno aderito molti soci di Equo Garantito e il lavoro su come promuovere l’Appello e capire come sostenere la campagna è appena iniziato.

Aggiungiamo a questa intervista, la testimonianza di Alessandra Governa, storica volontaria della Coop. Zucchero Amaro di Chiavari, che ha avuto l’opportunità di andare in Libano e visitare di persona il campo di Tel Abbas e che ci racconta qualche dettaglio in più sulla situazione dei profughi siriani in Libano.

I siriani il Libano – cosa non sappiamo di chi scappa dalla Siria e come possiamo sostenerli.

Trascorrere il 12 maggio – giornata del Commercio Equo – in Libano è di per sé una stranezza. Trascorrerla proprio al campo di TelAbbas dove è forte e costante ormai da anni la presenza dei volontari di Operazione Colomba è un privilegio.

Non ero, come spesso mi è capitato, in viaggio “per il Commercio Equo e Solidale”, a visitare uno dei tanti produttori con i quali le organizzazioni italiane si rapportano commercialmente, ma proprio per una ricerca legata alla situazione dei profughi siriani nel paese. Il progetto si chiama “Fragile Mosaico” ed è promosso da Melting Pot l’Associazione Ya Basta Êdî Bese, Borders of Borders e IndieWatch.

Molte delle cose che vorrei raccontarvi, le avete già lette nelle parole di Sheikh. C’è però una frase che mi risuona da giorni in mente e che davvero ci fa capire cosa vuol dire essere siriano oggi in terra libanese.

Vogliono che moriamo in silenzio. Oltre un milione di persone, scappate dalla guerra, non possono stare in Libano e non possono tornare a casa. Sono le persone che per tanti motivi (ora la ragione è prettamente economica) non si sono allontanate dalla regione, convinte che la guerra sarebbe durata poco. Sono persone che avevano già legami, lavorativi o parentali e che ora si trovano intrappolati.

Il Libano non li vuole, per molte ragioni diverse. Da una parte c’è l’impossibilità di accogliere e gestire un numero così alto di persone per un paese che è grosso come l’Abruzzo e che ha esso stesso un’economia fragile e in difficoltà. Dall’altra ci sono paure più o meno fondate come la paura che si riproponga ciò che negli anni è successo con i Palestinesi (riconosciuti rifugiati sotto mandato dell’ONU) o la paura che una componente così forte di persone con una determinata appartenenza politico – religiosa metta in crisi gli equilibri del paese. E poi sentimenti di rivalsa, se non di odio, verso una popolazione che storicamente è sempre stata considerata nemica e ostile.

La politica del “no camp” libanese si tramuta per un’esistenza al limite della resistenza per uomini, donne e bambini già provati dalla violenza subita a casa.

La gran parte di loro vive in affitto nelle città, in garage, sottoscala, stanze in palazzi in costruzione o non più ricostruiti, non ha documenti, non ha diritti (alla proprietà, al movimento, alla salute, all’educazione, alla casa) e può lavorare – ovviamente in nero – solo nel settore agricolo, delle costruzioni o dell’ambiente.

Molti di loro vivono però in campi informali, pagando l’affitto al proprietario del terreno su cui hanno costruito la tenda (come succede a TelAbbass). Molti di loro per paura di essere fermati ai check point ed essere trattenuti per la mancanza di documenti, non escono praticamente mai dai campi.

Tutto questo dura dall’inizio della guerra. Ci sono bambini nati nei campi. Ci sono bambini che hanno visto la loro casa ad Aleppo distrutta e ora hanno solo una tenda.

Nonostante ormai da più parti si cominci a parlare della Siria come di un luogo sicuro in cui tornare, almeno in alcune zone, questo non è vero. Non è vero da un punto di vista logistico e pratico, ma nemmeno da un punto di vista della sicurezza personale: chi è scappato spesso è considerato un ribelle per cui rischia trattamenti disumani e degradanti o l’arruolamento obbligatorio nell’esercito.

Un girone infernale senza fine. Siamo abbandonati da tutti, vogliono che moriamo in silenzio.

Cosa fare?

  • Pressare affinché il governo libanese riconosca i diritti umani e conceda il permesso a vivere dignitosamente sul suo territorio e sostenere in modo lungimirante con strumenti di cooperazione, economici, politici gli eventuali sforzi del governo libanese in questo senso
  • Fare pressione affinché i canali legali e sicuri di redistribuzione dei profughi siriani attualmente in Libano in altri paesi promossi dalle organizzazioni internazionali (UNHCR con il resettlement ad esempio) o nazionali (i corridoi umanitari di Mediterranean Hope, progetto delle Chiese Valdesi, FCEI e Comunità di Sant’Egidio) abbiano riconoscimento e ampliamento. Ad oggi sono l’unica via di uscita per i siriani.
  • Sostenere Operazione Colomba in tutti i modi che il progetto stesso ci indica.
  • Non dimenticare una delle basi del Commercio Equo e Solidale: dietro a ogni cosa, c’è una persona con una storia. Raccontare la storia è di per sé già un atto umano di resistenza.

Per info: www.operazionecolomba.it

Cresce la presenza femminile nelle posizioni dirigenziali delle organizzazioni del Fair Trade

Uno dei pilastri fondanti del Commercio Equo e Solidale è la non discriminazione e l’uguaglianza di genere. Il nostro sesto principio richiede che nelle organizzazioni di Commercio Equo e lungo tutta la filiera produttiva, ci siano politiche che rispettino e promuovano la parità di genere e garantiscano parità dei salari e delle condizioni di lavoro.

Le organizzazioni di Commercio Equo a livello internazionale favoriscono questi processi attraverso capacity building e formazione per le donne e per i lavoratori.

E’ importante mantenere un’attenzione costante sul tema dell’ uguaglianza di genere e del rispetto dei diritti delle donne anche sul lavoro, poiché le situazioni di discriminazione sono ancora molto diffuse. Nonostante questo, come movimento del Commercio Equo possiamo ritenerci “parzialmente”soddisfatti.
Un recente studio di WFTO su 110 organizzazioni membri, ha rivelato che il 51% delle posizioni nei board/direzioni sono occupate da donne e il 52% dei direttori sono donne e il 54% delle posizioni dirigenziali sono ancora ricoperte da donne. 

 

fonte – WFTO 2018

 

Non basta questo a farci pensare che possiamo considerarci “bravi” e dare un considerevole apporto al raggiungimento di alcuni degli obiettivi posti anche dalla nuova Agenda 2030. Ciò che ci spinge a continuare a perseguire questa strada è la voce delle donne che ogni giorno lavorano nelle organizzazioni di Commercio Equo e ne traggono beneficio per se stesse e per le proprie realtà dando reali opportunità di crescita anche alle comunità in cui vivono.

Vi invitiamo a leggere le storie di alcune delle operatrici delle organizzazioni produttrici in diverse aree del mondo in cui lavoriamo, raccolte da WFTO – organizzazione mondiale del commercio equo.

QUI il video della campagna #GenderEqualityNow #PressForProgress promossa da WFTO.

QUI il link alla campagna. QUI una delle storie di una delle produttrici.

Ma cosa fare per supportare la crescita delle competenze e del’imprenditorialità femminile?:

  • diventa un/a consumatore/trice di prodotti di Commercio Equo, molti dei prodotti che trovi sui siti dei nostri soci e importatori sono prodotti da donne;
  • se sei un imprenditore o un’imprenditrice scegli materie prime del Commercio Equo e Solidale guardando tra quelle proposte dai nostri soci, importatori e produttori
  • racconta le storie delle donne nella tua impresa e condividi le storie di successo delle donne nel Commercio Equo con la campagna
  • #GenderEqualityNow  #PressForPorgress

Per informazioni sui prodotti e produttori web@equogarantito.org.

L’appuntamento mondiale del Commercio Equo 2017 a Delhi dall’8 al 15 Novembre

Si avvicinano le date dell’appuntamento biennale dedicato al Commercio Equo e Solidale – la  14°World Fair Trade Conference 2017, sarà a Delhi in India, dal 9 al 13 novembre 2017.

Delhi ospiterà anche la World Fair Trade Week dall’ 8 al 15 novembre, evento organizzato da WFTO e Fair Trade Forum India (FTF-I), e l’ Organic World Congress dal 9 all’ 11 novembre.

Dopo il grande successo della precedente World Fair Trade Week 2015 realizzata a Milano da WFTO e Equo Garantito e molti altri soggetti del Commercio Equo e in collaborazione con il Comune di Milano, sono aperte le iscrizioni per partecipare al nuovo appuntamento che quest’anno ha come titolo ” Fair Trade a path to sustainable development”.

A questo link tutte le informazioni per partecipare e registrarsi.

Il Commercio Equo “made in France” – la guida pratica e i valori alla base

Il settore del Commercio Equo – made in France, è in continuo sviluppo. Grazie anche al supporto ricevuto a livello legislativo nel 2014, le iniziative sul territorio sono cresciute, così come i prodotti per i consumatori.

Commerce Equitable – made in France è la guida pratica per costruire filiere agricole e alimentari in Francia, realizzata dalla Piattaforma francese per il Commercio Equo e Solidale.

Una lettura interessante per conoscere meglio le riflessioni politiche del movimento francese sul tema produttori del Nord.

Buona lettura!

 

In UK la moda etica cresce sempre di più

E’ di qualche giorni fa l’articolo dellHuffPost che richiama l’attenzione su quanto il settore della moda etica sia in crescita in Gran Bretagna – non c’è dubbio che i nuovi consumatori abbiano cambiato abitudini e tendenze e che la consapevolezza della sostenibilità sia cresciuta con loro.

“Sustainability or responsible innovation is by far the biggest trend in the industry right now,” dice Eva Kruse, direttore esecutivo di Global Fashion Agenda – la sostenibilità e l’innovazione responsabile sono sicuramente i maggiori trend da seguire per l’industria.

Gli acquisti etici degli inglesi nel 2016 valevano 54 miliardi di sterline, circa il 7% della spesa totale in consumo, più di quanto si spenda in alcol o sigarette. Secondo la giornalista, il valore della moda etica è cresciuto dell’8% fino a 38 miliardi di sterline.

Se fino a un po di tempo fa la moda etica è stata trascurata, oggi la moda sostenibile è diventata trendy e accessibile per molti, e in particolare si pensa che circa il 70% dei Millenials sia disponibile a pagare di più per un brand che supporta cause etiche e responsabili.

Melissa Wheeler, autrice dell’articolo, sostiene che l’aspetto più interessante è che i consumatori “sono diventati più esigenti e vogliono acquistare bene”. Essere buoni consumatori è un modo di essere e qualcosa che chiediamo alle imprese.

Qui tutto l’articolo.

La rivoluzione del fashion è in atto, veniteci a trovare in bottega per i SALDI – trovate tutte le proposte e le collezioni!

Buon acquisto!

12 giugno – Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile

“Today, it is estimated some 168 million children remain trapped in child labour, many of them work full-time. Today, throughout the world, around 215 million children work, many full-time. They do not go to school and have little or no time to play. Many do not receive proper nutrition or care. They are denied the chance to be children.” ILO

Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro quindi ancora 168 milioni di bambini sono intrappolati nella gabbia dello sfruttamento del lavoro minorile, alcuni di essi anche a tempo pieno. Non vanno a scuola e hanno poco o nessun tempo per giocare e vivere la propria infanzia, in molti casi non ricevono adeguata alimentazione e cura – in sostanza viene loro negato il diritto di essere bambini.

In un recente articolo dell’ILO, uscito lo scorso 2 giugno, dedicato all’importanza del ruolo del modello cooperativo per creare lavoro e alleviare la povertà rispettando i diritti di tutti i lavoratori e lavoratrici – si conferma che, in generale, “circa 21 milioni di persone sono vittime di lavoro forzato, 11.4 milioni sono donne e bambine e 9.5 milioni sono uomini e ragazzi. Più del 90% delle vittime vengono sfruttati da individui o imprese mentre il restante 10% è coinvolto in forme di lavoro forzato statali o in gruppi ribelli. Il lavoro domestico, l’agricoltura, le costruzioni e l’intrattenimento sono tra i settori più coinvolti. I lavoratori migranti e le popolazioni indigene sono le categorie più colpite e vulnerabili al lavoro forzato”. ILO 

In questo contesto – nello stesso articolo – si sostiene che le imprese cooperative debbano ovviamente rispettare standard internazionali e pratiche di lavoro responsabili. Per alcune di queste però, tale obbligo è compreso e fa parte del set di valori alla base della costituzione e nascita delle cooperative stesse, che ne fanno quindi un pilastro della propria attività.

Il Commercio Equo e Solidale a livello italiano e internazionale, con le proprie organizzazioni tra cui molte cooperative di diversa forma, ne è un esempio concreto e il nostro 5° principio “assenza di sfruttamento del lavoro minorile e lavoro forzato” lo conferma.

Come sancito dalla nostra Carta italiana dei criteri

le organizzazioni di Commercio Equo e Solidale si impegnano a:

1. Garantire condizioni di lavoro che rispettino i diritti dei lavoratori sanciti dalle convenzioni OIL.
2. Non ricorrere al lavoro infantile e a non sfruttare il lavoro minorile, agendo nel rispetto della Convenzione
Internazionale sui diritti dell’Infanzia. 

Leggi tutto l’articolo dell’ILO QUI

QUI alcuni video per la giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile 

 

Equo Garantito presenta le buone pratiche sul Commercio Equo a Bruxelles

Oggi, a Bruxelles, Equo Garantito partecipa all’appuntamento organizzato dal Fair Trade Advocacy Office “Promoting Sustainable value chains by linking SMES to Fair Trade producers in the global south”

Al Parlamento Europeo si discute di come creare e supportare partnership efficaci tra produttori del Commercio Equo e piccole e medie imprese, partendo dalle esperienze già in atto in Europa e non solo.

Insieme a Eleonora Dalzotto, coordinatrice di Equo Garantito ci sarà anche Silvia Fontana di GALA Cosmetici.

Qui il programma.

Tra gli altri parteciperanno anche Bernd Lange, Chair of the European Parliament (EP) Committee on International Trade, e Dita Charanzová, Vice-Chair of the EP Committee on the Internal Market and Consumer Protection