Decreto sicurezza – a rischio i diritti dei migranti

Comunicato stampa

9 ottobre 2018 – Anche Equo Garantito esprime preoccupazione per il decreto sicurezza approvato al Senato, con una larga maggioranza, lo scorso 7 novembre.

Condividiamo le osservazioni fatte nei giorni scorsi dal Tavolo asilo nazionale e rilanciate da Amnesty International Italia, Acli e molti altri soggetti del tavolo.

“Le nuove norme aumenteranno l’irregolarità e la marginalizzazione delle persone che arrivano nel nostro paese per fuggire da guerre, crisi economiche, ambientali e mancanza di democrazia. Sono misure che scaricano sui più deboli le conseguenze di paure ingiustificate e del rifiuto di affrontare il problema migratorio sul piano delle cause e su quello delle soluzioni concrete che favoriscano dinamiche virtuose di sviluppo” commenta Giovanni Paganuzzi Presidente di Equo Garantito.

Ridurre il numero di permessi e allo stesso tempo cambiare completamente il sistema di accoglienza favorendo accoglienza straordinaria dei CAS – che presentano standard di qualità inferiori – può avere un effetto negativo perché rischia di far cadere nell’irregolarità almeno 140.000 persone, secondo quanto stimato dal Tavolo Asilo.

La nuova disciplina non aiuterà certo a risolvere il problema dello sfruttamento del lavoro delle persone nelle filiere agricole, in cui le persone vengono reclutate come braccianti e lavorano in nero senza diritti ne salari dignitosi, mettendo a rischio ogni giorno la propria vita, creando condizioni di concorrenza sleale con i piccoli produttori italiani che rispettano le regole.

Particolarmente discriminatorie poi appaiono le restrizioni riguardanti il diritto alla salute e la possibilità di accedere pienamente ai servizi sanitari, i diritti dei minori e il diritto di cittadinanza. 

Ci associamo alla richiesta fatta dal Tavolo Asilo affinché vengano rafforzate le politiche di integrazione per garantire reale sicurezza, inclusione e integrazione. 

Il Commercio Equo e Solidale da anni collabora con le realtà territoriali per cercare di fornire supporto e opportunità di integrazione ai migranti attraverso i propri circuiti commerciali, le attività di formazione e di sensibilizzazione. Continueremo a farlo con l’auspicio che si vada nella direzione dell’integrazione e non della costruzione dei muri.

UNCTAD e il Fair Trade Advocacy Office al lavoro per garantire maggiori benefici dalle pratiche commerciali

Il 19 ottobre scorso a Madrid durante la 12°conferenza internazionale delle Fair Trade Towns, UNCTAD – la conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo e il Fair Trade Advocacy Office hanno firmato un Memorandum of Understanding per garantire migliori condizioni di lavoro e benefici derivanti dalle attività commerciali per tutti i lavoratori e produttori.

I rappresentanti delle due organizzazioni Isabel Durant segretario generale di UNCTAD e Sergi Corbalan direttore di FTAO – presenti a Madrid confermano la volontà di proseguire il lavoro mettendo al centro i valori del Fair Trade.

Un passo importante e un risultato concreto della continua attività di advocacy portata avanti da tutto il movimento internazionale del Commercio Equo e Solidale.

Qui il comunicato stampa e le dichiarazioni delle organizzazioni.

 

Assemblea soci Equo Garantito e nuovo appuntamento sul futuro del Commercio Equo

Il 10 novembre a Reggio Emilia, al Binario 49 si svolge l’assemblea autunnale di Equo Garantito in cui si terrà il secondo appuntamento di approfondimento sul futuro del Commercio Equo e Solidale.

Tra gli ospiti:

  • Giovanni Gerola, presidente di Efta – european fair trade association
  • Gianpaolo Barbetta, professore dell’Università Cattolica di Milano e membro del cda di Chico Mendes Altromercato

Tutte le informazioni per i soci nell’area riservata.

QUI il link allo streaming su fairsharetraining.eu.

Vi aspettiamo!

 

Il Commercio Equo a Terra Madre – il programma

Ci siamo!

Dal 20 al 24 settembre a Torino a Terra Madre Salone del Gusto 2018 ci sarà anche Equo Garantito per parlare di Commercio Equo e Solidale, filiere eque e sostenibili e Territori Equosolidali.

Lo stand ospiterà numerose attività tra degustazioni e visite tematiche e si concentra sul tema “Scegli Equo – Cambia il futuro”.

Il Commercio Equo si presenta al pubblico accompagnato da alcune delle organizzazioni che importano, lavorano, producono e distribuiscono i prodotti equo solidali in Italia: Libero Mondo, Equo Mercato, Altromercato, Altraqualità e Quetzal Modica, e insieme ad alcuni produttori della Colombia e del Benin.

Per informazioni scrivere a web@equogarantito.org.

QUI il programma degli orari e i temi proposti.

Il Cacao Equo e Solidale
A cura di Quetzal Modica – “Cacao di pace dalla Colombia: un aroma intenso in tutti i sensi”.
Un viaggio nel mondo del cacao sudamericano prodotto in Colombia, nella cornice molto particolare di un paese in conflitto per oltre 50 anni e che solo nel 2016 ha intrapreso un percorso di pacificazione interna. Quetzal Modica, cooperativa siciliana che produce solo prodotti con Cacao Equo Solidale ci fa conoscere una delle filiere più interessanti attraverso la voce dei produttori colombiani della Comunidad de San Jose de Apartado che saranno presenti allo stand e con cui hanno stretto un’importante collaborazione negli ultimi anni.

Giovedì 20 dalle 14.00 alle 14.30, dalle 17.00 alle 17.30
Venerdì 21 dalle 10.30 alle 11.00 e dalle 17.00 alle 17.30
Sabato 22 dalle 11.00 alle 11.30, dalle 18.00 alle 18.30
Domenica 23 dalle 10.30 alle 11.00, dalle 14.00 alle 14.30, dalle 17.00 alle 17.30
Lunedì 24 15.30 alle 16.00, dalle 13.00 alle 13.30

La pasticceria italiana Equo Solidale di Libero Mondo
A cura di Libero Mondo – “Gli ingredienti Equo Solidali per la pasticceria”
Libero Mondo, cooperativa di importazione e trasformazione di prodotti di Commercio Equo e Solidale presenta come viene lavorato il cacao che arriva in Italia dai produttori del sud. Come si fa un bacio di dama? E i biscotti con gocce di cioccolato? Un percorso di degustazione per conoscere alcuni tra i migliori prodotti di Commercio Equo e Solidale e della tradizione.

Giovedì 20 dalle 15.30 alle 16.00, dalle 18.00 alle 18.30
Venerdì 21 dalle 12.00 alle 12.30, dalle 15.30 alle 16.00 e dalle 20.00 alle 20.30
Sabato 22 dalle 13.00 alle 13.30, dalle 18.00 alle 18.30, dalle 20.00 alle 20.30
Domenica 23 dalle 13.30 alle 14.00, dalle 16.00 alle 16.30, dalle 19.30 alle 20.00
Lunedì 24 dalle 11.00 alle 11.30, dalle 14.00 alle 14.30

I prodotti del Baobab albero simbolo dell’Africa: scopriamo tutti i suoi frutti.
A cura di Equo Mercato: I prodotti magici dall’Albero Magico
Il Baobab, conosciuto ancora da pochi, è un frutto la cui polpa e i semi possono essere utilizzati in diversi modi: per la cucina per la cosmesi e per le bevande. Un percorso sensoriale per scoprire com’è fatto il frutto di baobab e provare i prodotti che Equo Mercato trasforma e porta in Italia nelle botteghe del Commercio Equo e Solidale.

Giovedì 20 dalle 13.00 alle 13.30, dalle 19.30 alle 20.00
Sabato 22 dalle 10.30 alle 11.00, dalle 17.00 alle 17.30, dalle 19.00 alle 19.30
Lunedì 24 dalle 13.00 alle 13.30, dalle 15.00 alle 15.30

Il benessere che aiuta a vivere meglio: le tisane del Commercio Equo e Solidale
A cura di AltraQualità: Armonia Ayurvethica
Le tisane e gli integratori sono tra i più pregiati prodotti del Commercio Equo e Solidale poiché tante delle materie prime utilizzate per produrle provengono da agricoltura tradizionale, sostenibile e che valorizza tecniche di produzione locale. AltraQualità presenta la linea Ayurvethica che fornisce un aiuto importante al mantenimento del benessere e dell’equilibrio dell’organismo tutto l’anno – è una linea UNICA poiché unisce prodotti biologici di erboristeria e quelli equosolidali, unendone le caratteristiche di entrambe.

Domenica 23 dalle 15.30 alle 16.30, dalle 20.00 alle 20.30
Lunedì 24 dalle 12.00 alle 12.30, dalle 16.30 alle 17.00

Dolcezze di caffè: un viaggio nel gusto con i monorigine Altromercato
A cura di Coop. Mondo Nuovo Altromercato
Il caffè, bevanda irrinunciabile per molti di noi, ha spesso un sapore amaro per chi lo produce. I produttori sostenuti dal Commercio Equo e Solidale di Altromercato provengono da diversi paesi e producono qualità di caffè pregiate e rispettose dell’ambiente.

Venerdi 21: ore 17.30

Per informazioni su prenotazioni visite per le classi o gruppi scrivere a web@equogarantito.org.


Qui il programma delle conferenze.

Filiere eque e sostenibili: concreto sostegno per le produzioni eque e responsabili e come garantire un consumo consapevole.

Giovedì 20 settembre, Sala Arancio alle ore 10.30 

Modera: Giorgio Dal Fiume – responsabile ricerca fondi Altromercato e consigliere di Equo Garantito

Ne parliamo con:

  • Luca Gioelli, Responsabile Cooperativa Libero Mondo
  • Gbaguidi Brice Valentin, Presidente della cooperativa Le Baobab (Benin) ed Equo Mercato
  • Lewis Florez Ramos, Comunidad de Paz di San Jose de Apartado, Colombia
  • Sara Ongaro, Quetzal Modica

Il cibo come motore di pace, di sviluppo locale e di contrasto alla crisi

Venerdì 21 settembre, presso l’Arena di Terra Madre, ore 13.00

Modera: Pietro Raitano, direttore di Altreconomia

Ne parliamo con:

  • Jean Pierre Kapalay, Condotta Slow Food Kalemie (Repubblica Democratica del Congo)
  • Vittorio Rinaldi – Equo Garantito ed esperto in progetti di cooperazione internazionale e di Commercio Equo e Solidale
  • Jose Lopez Rivera, rappresentante dei produttori Comunidad de Paz di San Jose de Apartado (Colombia)
  • Gbaguidi Brice Valentin, Presidente della Cooperativa “Le Baobab” di donne trasformatrici di baobab (Benin).

QUI il link al sito di Terra Madre


Territori Equosolidali – dalle amministrazioni locali al cittadino. Le proposte del Commercio Equo e Solidale per il futuro sostenibile

Lunedì 24 settembre, sala Conferenze del Camplus Lingotto, ore 10.30, via Nizza 230

A breve il programma completo.

Vieni a Terra Madre con il Commercio Equo! Cerchiamo VOLONTARI

Il Commercio Equo e Solidale partecipa a Terra Madre Salone del Gusto 2018, con uno stand e alcuni appuntamenti di approfondimento aperti al pubblico. Saremo presenti dal 20 al 24 settembre a Torino con uno stand in cui sentire, conoscere, immaginare e scegliere i prodotti del Commercio Equo per fare la differenza.

VUOI SAPERE DI PIU’ SUL COMMERCIO EQUO FACENDO UN’ ESPERIENZA INTERNAZIONALE E DIVERTENTE PER POCHI GIORNI? Vieni con noi a Terra Madre per partecipare al Salone del gusto come volontario del Commercio Equo e supportarci in alcune delle attività allo stand e alle conferenze. Fai la tua parte dedicando le tue energie e competenze alla diffusione del messaggio equosolidale, vivendo un esperienza dal respiro multiculturale.

 

Cosa puoi fare con Equo Garantito a Terra Madre

1) supporto alla gestione dello stand Equo Garantito

2) supporto alle iniziative Equo Garantito nel Programma Culturale del Salone

3) supporto alla permanenza dei produttori a Torino

Gli appuntamenti di degustazione e approfondimento allo stand e nelle conferenze sono tanti e potrete conoscere direttamente il Commercio Equo e i prodotti, parlando con i produttori e i nostri soci presenti al Salone. Equo Garantito coglie l’opportunità di parlare al pubblico con lo specifico obiettivo di dare il proprio contributo e conoscenze sul tema delle scelte consapevoli e responsabili per il consumatore.

Qui il dettaglio degli appuntamenti di approfondimento tra giovedì 20 e lunedì 24 settembre.

  • “Filiere eque e sostenibili: cosa fare concretamente per sostenere le produzioni eque e responsabili e garantire un consumo consapevole” – (giovedì 20, Sala Arancio – ore 10.30 – 11.30)
  • “Il cibo come motore di pace, di sviluppo locale e di contrasto alla crisi” (spazio Arena – venerdì 21, ore 13.00 14.30
  • “Territori Equosolidali – dalle amministrazioni locali al cittadino le proposte del Commercio Equo e Solidale per il futuro sostenibile”  – (lunedì 24 settembre ore 10.30 – 13.00 presso Camplus)

A chi devi rivolgerti per fare il volontario e cosa inviare?

Invia la tua candidatura, scrivendo nome e cognome, email, telefono e almeno 10 righe che descrivano chi sei e perché vuoi partecipare con noi a Terra Madre. Il tutto entro il 10 settembre. Per avere maggiori informazioni o per dare la tua disponibilità scrivi a: soci@equogarantito.org 

 

Ti aspettiamo a Terra Madre 2018 con il Commercio Equo e Solidale!

Cosa non sappiamo dei rifugiati siriani in Libano

Dialogo con Sheikh Abdou – la realtà dei profughi siriani e la proposta di Operazione Colomba per un rientro sicuro in Siria.

Equo Garantito ha deciso di dedicare in modo simbolico, la Giornata Mondiale del Commercio Equo 2018 al conflitto siriano, aderendo all’appello di Operazione Colomba “Noi Siriani”.

Venerdì 11 maggio, gli operatori di Operazione Colomba erano a Milano per concludere il giro di Sheikh Abdou in Europa. Sheikh è un rifugiato siriano in Libano e l’organizzazione italiana sta lavorando sul campo per supportare i profughi siriani da alcuni anni. La situazione dei profughi siriani in Libano è drammatica a quanto ci dicono Maria (Operazione Colomba) e Sheikh. Non ci sono possibilità di vivere una vita dignitosa ne di costruire nuove possibilità o di poter tornare in Siria in un luogo sicuro.

Li abbiamo incontrati alla fine di un’interessante conferenza all’Università Cattolica di Milano che li sta supportando e abbiamo approfittato per fare loro qualche domanda per aggiornare i nostri soci e tutti coloro che sono interessati a sapere di più sul conflitto siriano.

Ci aiuta a capire e raccontare la situazione dei profughi siriani in Libano anche la nostra Alessandra Governa, della Coop. Zucchero Amaro con cui abbiamo parlato di migranti e rifugiati già in passato.

QUI tutta l’intervista a Sheikh e la testimonianza diretta di Alessandra.

Grazie a Maria, Sheikh e Alessandra e buona lettura.


Intervista a Sheikh Abdou e Maria di Operazione Colomba

Diamo due informazioni sulla presenza di Operazione Colomba in Libano:

Presenza nel paese: dal 2013/2014 è iniziata una presenza fissa nel villaggio di Tel Abbas e in uno dei campi profughi ad esso adiacenti.

Tel Abbas è un villaggio con circa 3000 abitanti di cui 2000 cristiani ortodossi e 1000 musulmani sunniti. Negli ultimi due anni si sono aggiunti 2000 siriani musulmani sunniti. Questo villaggio si trova a nord del Libano, in una delle regioni più povere e con il maggior numero di profughi, a soli 5 km dal confine con la Siria.

Gli obiettivi del progetto di Operazione Colomba nel paese di Tel Abbas e nel vicino campo profughi sono:

  • Stare accanto ai profughi e, ove possibile, aiutarli nelle necessità più immediate e concrete;
  • Abbassare la tensione e favorire il dialogo tra siriani e libanesi per una migliore convivenza e perché si creino legami di solidarietà;
  • Trovare alternative valide all’attuale situazione dei profughi siriani;
  • Promuovere vie di risoluzione al conflitto efficaci e condivise;
  • Mantenersi costantemente aggiornati sugli sviluppi della situazione siriana, attraverso informazioni affidabili apprese dalle persone direttamente coinvolte nel conflitto;
  • Qualora si ripristinassero le condizioni minime di sicurezza, tentare un viaggio esplorativo in Siria per valutare un’eventuale presenza.

Maria è volontaria operatrice di Operazione Colomba e ha vissuto 1 anno in Libano e 2 anni in Palestina e mentre Sheikh termina di salutare tutti gli ospiti che sono venuti a salutarlo, le chiedo di raccontarmi meglio la vita dei profughi siriani in Libano.

Il Libano non ha firmato la convenzione di Ginevra sui rifugiati e quindi, ci dice Maria, “i profughi non sono profughi, sono riconosciuti come illegali, non viene riconosciuto loro lo status di profugo in quanto scappano da una guerra e le loro case sono state distrutte. Da ciò deriva che non possono avere documenti in regola e questo crea moltissimi problemi per la loro vita quotidiana. La sicurezza in primis, appena escono dal campo, che non è un campo attrezzato o in cui le ong operano, ci sono numerosi check point in cui vengono fermati e spesso arrestati perché non hanno documenti in regola. Ad oggi la situazione è che il 60% dei detenuti libanesi sono siriani e il 90% di questi siriani è in carcere per questo problema di assenza di documenti.”.

La verità è che i campi profughi sono accampamenti che i siriani devono affittare privatamente e poi attrezzano con tende e poco altro. Non sono campi ufficiali come quelli dell’UNHCR ad esempio. Poche ong lavorano dando alcuni servizi tra cui quelli sanitari. La sanità è a pagamento alcune organizzazioni pagano alcune cure, ma l’accesso alla sanità è impossibile e senza documenti non possono lavorare. Quindi molti di essi lavorano in nero e non hanno nessuna garanzia di essere pagati e ci sono molti casi di schiavitù.

Maria ci da uno spaccato di una situazione davvero difficile.

Le chiediamo informazioni sulle scuole, l’educazione, a quali servizi possono accedere i bambini?

In generale, conferma, non c’è accesso alla scuola. Da un anno grazie ad una donazione del Regno Unito i bambini  possono accedere alle scuole siriane con due turni il pomeriggio.

Ora che Sheikh è pronto gli chiedo per prima cosa com’è andata la missione in Europa e in Italia, che cosa si aspettava da questi incontri e cosa pensa si sia ottenuto.

La prima cosa che ci dice è che pensare questa missione in Europa è stata una sfida poiché si è scelto di invitare un profugo siriano in Libano che visita l’Europa ma che poi torna in Libano nel campo e non qualcuno che rimane qui, poiché spesso quando i profughi lasciano il Libano succede che effettivamente si perdono molti contatti con chi ancora abita nei campi o in Siria stessa. Molti che sono arrivati con i corridoi umanitari non sono molto in contatto con la realtà del Libano.

Operazione Colomba è l’associazione con cui lavorano meglio poiché vive, ed è presente sul campo in Libano e sa come vanno le cose realmente. E’ difficile raccontare la realtà della vita nel campo.

Operazione Colomba e Sheikh hanno incontrato diverse personalità europee,  tra cui in particolare Staffan De Mistura Inviato speciale del segretario generale dell’ONU per la Siria, e in tutti i posti in cui sono stati, hanno portato la voce dei profughi siriani in Libano. Una voce che si sente poco, tutti sono impegnati a parlare di profughi senza mai chiamarli in causa è questa anche la realtà dei nostri media.

L’importanza di questi incontri, conferma Sheikh è proprio il riuscire a dare voce a chi non ne ha e  far conoscere le realtà che vivono i profughi della guerra in Siria in Libano.

Continuiamo la nostra chiacchierata e gli chiedo da dove è venuta la proposta dell’Appello “Noi Siriani”. Sheikh ci dice che insieme ad Operazione Colomba si è iniziato a pensare a quali fossero i principali problemi dei profughi e a quali potevano essere i modi per migliorare la loro situazione e allo stesso tempo proporre una soluzione per il rientro sicuro in Siria.

Nel campo, continua Sheikh, la mancanza di sicurezza, di salute di accesso all’educazione e al lavoro rendono la vita impossibile ma non possono andarsene ne in Europa ne tornare in Siria in una situazione così instabile. Il governo libanese a quanto ci conferma,  non è più in grado di supportare i profughi e anche le ong non hanno molti fondi disponibili per gli aiuti. La soluzione quindi che abbiamo trovato è quella proposta nel nostro appello.

Gli chiedo allora se davvero non c’è soluzione o qual è l’unica soluzione possibile che lui vede.

La soluzione per i profughi è che se vadano dal Libano poiché li non ci sono prospettive, afferma Sheikh. Non è questa l’unica proposta possibile, conferma anche Maria che sta traducendo da ormai 4 giorni l’arabo di Sheikh ma sempre con il sorriso. La proposta dell’appello è quello che essi speriamo verrà fatto, una zona neutrale per poter tornare in Siria e lasciare il Libano. L’auspicio e di non rimanere in Libano a lungo.

Ci sono moltissime vittime nei campi, che hanno perso la vita per mancanza di igiene, per incidenti sul lavoro o per la mancanza di sicurezza in particolare i bambini.

La volontà è quindi quella di migliorare la situazione oppure di cambiare per non morire anche in Libano.

Quello che chiede Sheikh è che i profughi possano tornare in Siria non sotto il regime ma sotto una forma di riconoscimento internazionale diversa, come ad esempio quella della Comunità di San Jose de Aparthado in Colombia. Non vogliono tornare in Siria e dover andare in carcere perché non si vogliono arruolare e prendere parte al conflitto e questa è la proposta dell’Appello. Vogliono tornare in dignità in sicurezza e nel rispetto dei diritti umani.

L’adesione di Equo Garantito all’appello ha lo scopo di promuovere la proposta di pace per il rientro in Siria tra tutti i nostri soci e contatti e chiedo a Sheikh cosa pensa sia necessario dire e comunicare ai potenziali interessati a sostenere questa proposta.

Sheikh sorride e conferma che non ha più molta fiducia nella politica, ma è molto importante diffondere e far crescere la proposta. Il messaggio è che in Libano ci sono un milione e mezzo di profughi siriani ma queste persone non sono numeri ma essere umani e chiedono il supporto nella proposta per garantire loro la sicurezza.

Anche rispetto alla solidarietà della società civile, gli chiedo se pensa che si debba fare di più poiché le cose molto spesso si cambiano partendo dalla base. Mi conferma che la base e la società civile sono fondamentali, quindi ci chiede di mobilitarci in maniera forte e cercare di creare una rete di persone e associazioni che possano lavorare per questo.

A Taizè hanno incontrato moltissime persone e se anche uno solo parla della situazione dei profughi, sarà importante. Il messaggio finale che  ci lascia Sheikh è che non dobbiamo lasciare che le armi e la politica fermino la pace. I siriani in Siria sotto la guerra hanno bisogno di sentire la presenza della società civile internazionale di giovani, aperti informati e aperti all’altro.

Ci salutiamo, ora li aspetta l’incontro con il consiglio comunale e poi il rientro. Speriamo di rivederci presto con notizie migliori.

Alla proposta “Noi siriani” hanno aderito molti soci di Equo Garantito e il lavoro su come promuovere l’Appello e capire come sostenere la campagna è appena iniziato.

Aggiungiamo a questa intervista, la testimonianza di Alessandra Governa, storica volontaria della Coop. Zucchero Amaro di Chiavari, che ha avuto l’opportunità di andare in Libano e visitare di persona il campo di Tel Abbas e che ci racconta qualche dettaglio in più sulla situazione dei profughi siriani in Libano.

I siriani il Libano – cosa non sappiamo di chi scappa dalla Siria e come possiamo sostenerli.

Trascorrere il 12 maggio – giornata del Commercio Equo – in Libano è di per sé una stranezza. Trascorrerla proprio al campo di TelAbbas dove è forte e costante ormai da anni la presenza dei volontari di Operazione Colomba è un privilegio.

Non ero, come spesso mi è capitato, in viaggio “per il Commercio Equo e Solidale”, a visitare uno dei tanti produttori con i quali le organizzazioni italiane si rapportano commercialmente, ma proprio per una ricerca legata alla situazione dei profughi siriani nel paese. Il progetto si chiama “Fragile Mosaico” ed è promosso da Melting Pot l’Associazione Ya Basta Êdî Bese, Borders of Borders e IndieWatch.

Molte delle cose che vorrei raccontarvi, le avete già lette nelle parole di Sheikh. C’è però una frase che mi risuona da giorni in mente e che davvero ci fa capire cosa vuol dire essere siriano oggi in terra libanese.

Vogliono che moriamo in silenzio. Oltre un milione di persone, scappate dalla guerra, non possono stare in Libano e non possono tornare a casa. Sono le persone che per tanti motivi (ora la ragione è prettamente economica) non si sono allontanate dalla regione, convinte che la guerra sarebbe durata poco. Sono persone che avevano già legami, lavorativi o parentali e che ora si trovano intrappolati.

Il Libano non li vuole, per molte ragioni diverse. Da una parte c’è l’impossibilità di accogliere e gestire un numero così alto di persone per un paese che è grosso come l’Abruzzo e che ha esso stesso un’economia fragile e in difficoltà. Dall’altra ci sono paure più o meno fondate come la paura che si riproponga ciò che negli anni è successo con i Palestinesi (riconosciuti rifugiati sotto mandato dell’ONU) o la paura che una componente così forte di persone con una determinata appartenenza politico – religiosa metta in crisi gli equilibri del paese. E poi sentimenti di rivalsa, se non di odio, verso una popolazione che storicamente è sempre stata considerata nemica e ostile.

La politica del “no camp” libanese si tramuta per un’esistenza al limite della resistenza per uomini, donne e bambini già provati dalla violenza subita a casa.

La gran parte di loro vive in affitto nelle città, in garage, sottoscala, stanze in palazzi in costruzione o non più ricostruiti, non ha documenti, non ha diritti (alla proprietà, al movimento, alla salute, all’educazione, alla casa) e può lavorare – ovviamente in nero – solo nel settore agricolo, delle costruzioni o dell’ambiente.

Molti di loro vivono però in campi informali, pagando l’affitto al proprietario del terreno su cui hanno costruito la tenda (come succede a TelAbbass). Molti di loro per paura di essere fermati ai check point ed essere trattenuti per la mancanza di documenti, non escono praticamente mai dai campi.

Tutto questo dura dall’inizio della guerra. Ci sono bambini nati nei campi. Ci sono bambini che hanno visto la loro casa ad Aleppo distrutta e ora hanno solo una tenda.

Nonostante ormai da più parti si cominci a parlare della Siria come di un luogo sicuro in cui tornare, almeno in alcune zone, questo non è vero. Non è vero da un punto di vista logistico e pratico, ma nemmeno da un punto di vista della sicurezza personale: chi è scappato spesso è considerato un ribelle per cui rischia trattamenti disumani e degradanti o l’arruolamento obbligatorio nell’esercito.

Un girone infernale senza fine. Siamo abbandonati da tutti, vogliono che moriamo in silenzio.

Cosa fare?

  • Pressare affinché il governo libanese riconosca i diritti umani e conceda il permesso a vivere dignitosamente sul suo territorio e sostenere in modo lungimirante con strumenti di cooperazione, economici, politici gli eventuali sforzi del governo libanese in questo senso
  • Fare pressione affinché i canali legali e sicuri di redistribuzione dei profughi siriani attualmente in Libano in altri paesi promossi dalle organizzazioni internazionali (UNHCR con il resettlement ad esempio) o nazionali (i corridoi umanitari di Mediterranean Hope, progetto delle Chiese Valdesi, FCEI e Comunità di Sant’Egidio) abbiano riconoscimento e ampliamento. Ad oggi sono l’unica via di uscita per i siriani.
  • Sostenere Operazione Colomba in tutti i modi che il progetto stesso ci indica.
  • Non dimenticare una delle basi del Commercio Equo e Solidale: dietro a ogni cosa, c’è una persona con una storia. Raccontare la storia è di per sé già un atto umano di resistenza.

Per info: www.operazionecolomba.it

Lo sviluppo sostenibile ha il suo Festival e ci siamo anche noi – 22 maggio/7 giugno

Manca 1 settimana al Festival dello Sviluppo Sostenibile! Un futuro all’insegna dello sviluppo sostenibile è l’unico futuro possibile: non possiamo continuare a seguire un modello di crescita che distrugge l’ambiente e aumenta le disuguaglianze sociali ed economiche. E perché limitarsi a raccontare ciò che stiamo facendo per lo sviluppo sostenibile quando possiamo dimostrarlo concretamente e discuterne con centinaia di persone?

Equo Garantito partecipa agli eventi e appuntamenti del Festival in programma dal 22 maggio al 7 giugno, organizzato da ASVIS – l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile.

QUI il link al Festival e a tutti gli appuntamenti.

Equo Garantito partecipa ai gruppi 11 e 12 e in particolare è co-organizzatore dell’evento del Gruppo 12 su Produzione e consumo responsabile. L’evento in programma a Taranto il 29 maggio ha un programma molto interessante e denso e tra i relatori anche il nostro Giorgio Dal Fiume.

Evento Nazionale del Goal 12 di ASviS

Nuovi modelli di Finanza, Produzione e Consumo Responsabile in Italia

Taranto, Camera di Commercio, Viale Virgilio 152
Agorà della Cittadella delle imprese
29 maggio 2018, ore 9.30 – 13.30

QUI il programma e QUI il link per iscriversi e partecipare.

Grazie alla collaborazione del gruppo di lavoro, verrà presentato il position paper per esplicitare proposte e modelli di lavoro da realizzare concretamente nei territori per concorrere allo sviluppo in chiave sostenibile, con focus su consumo, produzione e finanza responsabile. Il lavoro è stato davvero importante e solo grazie alla partecipazione attiva di così tante realtà che hanno contribuito con la propria expertise è stato possibile realizzare un prodotto così completo e denso di contenuti. Tra i partecipanti al gruppo:

AISEC, Economia Circolare Accademia dei Georgofili, Ancc Coop, Aiquav – Associazione Italiana per gli studi sulla Qualità della Vita, ASK – Art, Science and Knowledge Centro Studi “G.Lazzati”- pagina ufficiale Consumers’ Forum, Enel Foundation, Equo Garantito, Febaf Fondazione Eni Enrico Mattei, EconomiAscuola – Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio, Fondazione Economia Tor Vergata, Fondazione Sodalitas, Forum finanza sostenibile, GBS Gruppo bilancio sociale, Impronta Etica, Istituto Affari Internazionali – IAI, ISTITUTO ITALIANO DI TECNOLOGIA, Legacoop Nazionale, Planet Life Economy Foundation, Politecnico di Bari, Stati generali dell’innovazione, UIL Nazionale, VIU – Venice International University WWF Italia.

Vi aspettiamo e per informazioni: web@equogarantito.org

 

Aiutare persone in difficoltà non è un crimine, è un dovere.

Come movimento italiano del Commercio Equo e Solidale esprimiamo la nostra solidarietà agli uomini e alle donne che ogni giorno, in diverse situazioni e in condizioni spesso critiche, salvano la vita di persone che fuggono da luoghi in cui sono vittime di povertà, di guerra, di persecuzioni.

Dopo mesi in cui una parte della politica e di alcuni media ha cercato di screditare l’operato delle organizzazioni non governative e delle associazioni che da anni si occupano di aiutare rifugiati e migranti in mare, nel nostro paese e in tutta Europa, ribadiamo ancora una volta che siamo indignati di fronte al caso della guida alpina francese che soccorre una donna all’ottavo mese di gravidanza portandola in ospedale ed ora rischia 5 anni di carcere*.

Siamo indignati dal caso della nave spagnola Open Arms che ha soccorso 117 migranti rifiutandosi di consegnarli ad una motovedetta libica che li inseguiva armati ed i cui operatori ora sono indagati per Associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina.

La solidarietà non è un reato – non esiste nessun reato di solidarietà. In nessun modo un individuo o un gruppo di persone di una organizzazione, che si riuniscono per soccorrere persone in pericolo dovrebbero essere accusate di “associazione a delinquere”.

Come movimento italiano del Commercio Equo e Solidale da più di 30 anni aiutiamo persone e organizzazioni a migliorare le condizioni di vita in Asia, Africa e America Latina, promuovendo condizioni di lavoro più umane ed un commercio improntato non allo sfruttamento ma all’equità. Affrontiamo le sfide poste da un sistema economico che esclude invece di includere chi ha meno possibilità e in questi anni il lavoro si è fatto più intenso anche in Italia per confermare l’impegno per uno sviluppo equo e dignitoso per tutti/e.

Siamo fieri di avere anche la parola Solidale nel nostro nome e continueremo ad operare nei contesti di povertà ed esclusione per promuovere opportunità di crescita e di un commercio che garantisca benessere per le comunità e per i lavoratori.

La solidarietà non è un crimine – come citano anche medici e infermieri della organizzazione Freedom Mountain – dopo il caso della guida alpina francese.

Ci associamo ai numerosi appelli di sostegno alle persone e alle organizzazioni impegnate oggi nel difficile compito di salvare vite umane e destini di donne e uomini che cresceranno e nasceranno in questa Europa.

Cresce la presenza femminile nelle posizioni dirigenziali delle organizzazioni del Fair Trade

Uno dei pilastri fondanti del Commercio Equo e Solidale è la non discriminazione e l’uguaglianza di genere. Il nostro sesto principio richiede che nelle organizzazioni di Commercio Equo e lungo tutta la filiera produttiva, ci siano politiche che rispettino e promuovano la parità di genere e garantiscano parità dei salari e delle condizioni di lavoro.

Le organizzazioni di Commercio Equo a livello internazionale favoriscono questi processi attraverso capacity building e formazione per le donne e per i lavoratori.

E’ importante mantenere un’attenzione costante sul tema dell’ uguaglianza di genere e del rispetto dei diritti delle donne anche sul lavoro, poiché le situazioni di discriminazione sono ancora molto diffuse. Nonostante questo, come movimento del Commercio Equo possiamo ritenerci “parzialmente”soddisfatti.
Un recente studio di WFTO su 110 organizzazioni membri, ha rivelato che il 51% delle posizioni nei board/direzioni sono occupate da donne e il 52% dei direttori sono donne e il 54% delle posizioni dirigenziali sono ancora ricoperte da donne. 

 

fonte – WFTO 2018

 

Non basta questo a farci pensare che possiamo considerarci “bravi” e dare un considerevole apporto al raggiungimento di alcuni degli obiettivi posti anche dalla nuova Agenda 2030. Ciò che ci spinge a continuare a perseguire questa strada è la voce delle donne che ogni giorno lavorano nelle organizzazioni di Commercio Equo e ne traggono beneficio per se stesse e per le proprie realtà dando reali opportunità di crescita anche alle comunità in cui vivono.

Vi invitiamo a leggere le storie di alcune delle operatrici delle organizzazioni produttrici in diverse aree del mondo in cui lavoriamo, raccolte da WFTO – organizzazione mondiale del commercio equo.

QUI il video della campagna #GenderEqualityNow #PressForProgress promossa da WFTO.

QUI il link alla campagna. QUI una delle storie di una delle produttrici.

Ma cosa fare per supportare la crescita delle competenze e del’imprenditorialità femminile?:

  • diventa un/a consumatore/trice di prodotti di Commercio Equo, molti dei prodotti che trovi sui siti dei nostri soci e importatori sono prodotti da donne;
  • se sei un imprenditore o un’imprenditrice scegli materie prime del Commercio Equo e Solidale guardando tra quelle proposte dai nostri soci, importatori e produttori
  • racconta le storie delle donne nella tua impresa e condividi le storie di successo delle donne nel Commercio Equo con la campagna
  • #GenderEqualityNow  #PressForPorgress

Per informazioni sui prodotti e produttori web@equogarantito.org.

Dopo i fatti di Macerata chiediamo più impegno alla politica sull’immigrazione

La nostra Associazione si è interrogata sui recenti sviluppi derivanti dai fatti di Macerata, non solo perché molto gravi in sé, ma soprattutto perché continuano a segnare una corsa in discesa, lungo la pericolosa china del razzismo.

Ciò che fa riflettere non è tanto la decisione di uno “squilibrato” di voler colpire (anche a morte) tutte le persone di colore che incontrava, quanto piuttosto la motivazione addotta («volevo fare qualcosa contro l’immigrazione: va stroncata»); così pare che abbia detto ai magistrati) e il consenso che tale azione ha riscosso nella comunità locale e nella società prima ancora che nella politica.

Il segretario della Lega, Salvini, dice che una immigrazione incontrollata porta allo scontro sociale[1].

In realtà, sappiamo che certamente l’immigrazione incontrollata può creare problemi, ma il vero problema risiede nell’accoglienza volutamente mal organizzata o apertamente contrastata oltre che l’assenza di strategie di cooperazione reale.

Quello che ci sembra, è che l’attuale scontro sociale, sia acutizzato da una politica che continua rifiutare il proprio ruolo educativo nei confronti della società, che usa un linguaggio di odio e non valorizza lo sforzo che molti italiani stanno facendo a livello locale per offrire una speranza a coloro che in un modo o nell’altro riescono ad arrivare nel nostro paese alle porte dell’Europa.

Alla convivenza con il diverso ci si educa, non si nasce imparati. Se la politica si assume il ruolo di alimentare le paure, anziché di smascherarle e di promuovere prassi sociali virtuose che possano disinnescare i conflitti latenti, non possiamo attenderci un esito diverso dall’imbarbarimento sociale.

Se il mondo del Commercio Equo ha un merito, questo è certamente il lavorare per gestire e ridurre conflitti tra soggetti portatori di interessi diversi e spesso appartenenti a mondi tra loro lontani; e ciò attraverso una incessante, quotidiana e spesso silenziosa opera di educazione delle persone.

In questa occasione vogliamo far sentire la nostra voce, senza urlare, ma in modo fermo, ribadire che l’evidente aumento della violenza razzista ed anti-immigrati è in piena contraddizione con i valori portati avanti dal Commercio Equo. Perché le nostre Botteghe del Mondo sono anche dei luoghi di promozione culturale e in molte situazioni laboratori di accoglienza e formazione.

Il Commercio Equo è costruito su relazioni tra persone, anche diverse: è questo il nostro impegno quotidiano.

Vorremmo che le prossime elezioni fossero una buona occasione e vi invitiamo a chiedere espressamente ai politici del vostro territorio,  l’impegno sulla questione immigrazione e diversità. Diamo spazio a quei candidati che pensano che la diversità sia una ricchezza e che alla buona convivenza ci si educa. Mettiamo al bando dagli eventi elettorali tutti coloro che cominciano il discorso dicendo «Io non sono razzista, ma …».

Il Consiglio Direttivo di Equo Garantito

[1] http://www.corriere.it/elezioni-2018/notizie/sparatoria-macerata-salvini-l-invasione-migranti-porta-scontro-sociale-1e043e02-08e7-11e8-8b93-b872f63dbb4d.shtml