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Cioccolato “amaro”-  l’inchiesta di Report e le certificazioni equo e solidali

Equo Garantito ribadisce il ruolo e le opportunità create dal Commercio Equo e Solidale italiano

(Milano, 24 ottobre 2017) L’inchiesta del programma Report andata in onda il 23 ottobre su Rai 3, riaccende i riflettori su una tematica chiave del nostro lavoro – la certificazione dei prodotti e dei produttori di commercio equo e solidale e le modalità con cui ogni giorno le nostre organizzazioni e i nostri partner lavorano per produrre beni alimentari e non solo. La puntata denuncia alcune violazioni e infrazioni degli standard in due cooperative in Costa d’Avorio e come abbiamo appreso già oggi da Fairtrade Italia, il Circuito internazionale Fairtrade ha già avviato la procedura di controllo rispetto a quanto è stato mostrato, perché l’obiettivo è la massima trasparenza sulle filiere.

Il servizio di report ci “chiama in causa” – per le ripercussioni che tale inchiesta potrebbe avere sul lungo e importante lavoro delle organizzazioni di Commercio Equo e Solidale. Le organizzazioni di Commercio Equo, infatti hanno come scopo istituzionale quello di accompagnare il produttore svantaggiato nell’accesso al mercato sulla base di accordi diretti che tengano in debito conto l’interesse del produttore e del suo sviluppo, nonché l’interesse del consumatore (e di tutti) a una produzione sostenibile per l’ambiente  e per la comunità umana in cui è inserito quel produttore. In questo sta anzitutto l’eticità del nostro agire e dei nostri prodotti.

Il controllo sulla filiera è frutto della relazione diretta e costante col produttore, che è un partner e non un semplice fornitore. Ciò rende molto più impegnativo e costoso il rapporto commerciale, ma più facilmente orientabile agli scopi per la quale quella relazione è nata e si è sviluppata. Tutto ciò nella piena consapevolezza che lo sviluppo di questa relazione equa è frutto di un processo, non di una trasformazione immediata, e che perciò dobbiamo saper accettare errori e incongruità.

Quanto alla certificazione di prodotto, cui più direttamente si riferiva l’inchiesta di Report, essa deve fare i conti con la circostanza che il marchio di garanzia viene utilizzato anche da imprese lucrative che non hanno quale scopo principale lo sviluppo del produttore e non possono svolgere un controllo quotidiano sulle filiere. Si tratta di aspetti che possono comportare la possibilità che qualche produttore in alcune occasioni e in alcuni momenti non rispetti gli impegni assunti. Tale rischio è inoltre insito in tutti sistemi di certificazione.

Resta il fatto che la certificazione di prodotto è stata fino ad oggi uno strumento molto importante per orientare il modo di produrre delle grandi imprese transazionali nel settore delle commodities verso modalità meno predatorie e per migliorare le condizioni di vita di migliaia di produttori agricoli dei paesi del Sud del Mondo. Inoltre, essa è anche una risposta alla crescente domanda di eticità da parte dei consumatori responsabili e attenti all’impatto dei propri acquisti.

Crediamo inoltre di non essere presuntuosi nel pensare che la crescita di questa consapevolezza sia stata anche il frutto di anni di campagne di sensibilizzazione e di informazione che il movimento del Commercio Equo e Solidale nel suo complesso ha svolto.

Il Commercio Equo e Solidale ha come principale obiettivo quello di favorire una relazione economica paritaria fra tutti i soggetti coinvolti nella catena produttiva e di commercializzazione e di promuovere giustizia sociale ed economica, sviluppo sostenibile e rispetto per le persone attraverso il commercio.

Lavorare con i soggetti più deboli ai margini del sistema economico e che spesso non riescono ad entrare nel mercato è la sfida principale e per garantire che si costruiscano percorsi di sviluppo responsabili ed equi, ci basiamo sempre sulle regole e i pilastri fondanti definiti a livello internazionale da WFTO – Organizzazione Mondiale del Commercio Equo e Solidale (di cui siamo soci) e in modo partecipato e trasparente fra tutti i soggetti tra cui anche i produttori del sud che sono parte integrante del sistema.

I progetti di Commercio Equo e Solidale nel sud continuano a crescere, nel 2015 le importazioni dei soci di Equo Garantito, sono cresciute a quasi 13 milioni di euro mentre nel 2013 erano poco più di 11 milioni ed è cresciuto anche il numero dei partner a 206 produttori, e per moltissimi consumatori sia Italia che nel resto del mondo, scegliere i prodotti equo e solidali è un’azione concreta e percorribile per cambiare l’economia e cercare progetti e imprese più responsabili nei confronti dei lavoratori dei paesi del Nord e del Sud del mondo.

Siamo contenti che la redazione di Report si unisca ai nostri sforzi per sensibilizzare sulle criticità della filiera del cacao. Avremmo però preferito vedere una rappresentazione più equilibrata dei soggetti coinvolti distinguendo chi le criticità etiche di questa filiera le genera ed alimenta e chi, seppur in modo imperfetto, lavora per migliorare la situazione.

Il lavoro di tutto il movimento del Commercio Equo e Solidale è continuo, e da più parti, questa pratica è considerata tra i principali strumenti per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Riteniamo quindi che questa sia sempre di più una delle soluzioni da promuovere e applicare per far crescere in modo equo l’economia e la società. Noi continueremo a farlo e a tenere alta l’attenzione su questi temi. Speriamo che Report faccia altrettanto.

Info – web@equogarantito.org

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