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La resilienza del Commercio Equo e Solidale in emergenza Coronavirus

Come ognuno di noi e come in tutti settori dell’economia, anche il variegato mondo del Commercio Equo e Solidale italiano sta vivendo una fase di emergenza, alla quale risponde con fantasia e dedizione per non deludere i propri clienti. Le organizzazioni Socie di Equo Garantito stanno così mettendo in campo soluzioni alternative nel rispetto dei decreti ministeriali per continuare a garantire ai cittadini anche in quarantena la scelta di prodotti da filiere pulite, dirette, ambientalmente e socialmente sostenibili, mantenendo il ruolo di negozi di vicinato. Ma anche per non sprecare il cibo sugli scaffali né vanificare il lavoro di queste realtà no profit che supportano i produttori svantaggiati distribuendo i loro prodotti e raccontando le loro storie.

Alcune Botteghe del Commercio Equo e Solidale restano aperte, dotate di presidi igienici, con ingressi contingentati, assicurando la distanza minima di un metro tra gli acquirenti. Spesso con orari ridotti, anche perché hanno invitato i propri volontari, che normalmente assicurano il pieno orario di apertura, a rimanere a casa per la loro salvaguardia. In tante, hanno pensato a modalità alternative per ridurre il rischio di assembramento ed il contatto, come la lista della spesa al telefono o via whatsapp, inviata dal cliente e preparata in anticipo in modo che passi solo per il ritiro (e per un saluto a distanza di sicurezza). In questo clima di collaborazione diffusa, diversi clienti hanno dato il loro contributo solidale lasciando delle “spese sospese” per le persone meno abbienti o messe più in difficoltà dal Coronavirus.

Altre organizzazioni invece tengono chiusi i punti vendita ma organizzano consegne dirette a casa dei soci e clienti, avendo creato in quattro e quattr’otto semplici moduli d’ordine online, facilmente accessibili dai loro website o dalle pagine facebook. Anche in questi casi non mancano le manifestazioni di solidarietà da parte dei consumatori, come invitanti pranzi d’asporto preparati per i dipendenti diventati all’occorrenza anche corrieri, o piccoli doni simbolici. In molti casi il servizio di consegna a casa è proposto anche dalle Botteghe del Mondo che restano aperte.

Gli importatori equosolidali –  le organizzazioni che acquistano i beni dai produttori dal Sud del Mondo e/o li trasformano in Italia – stanno lavorando per andare comunque avanti con le importazioni in questo contesto di difficoltosi scambi internazionali e per garantire gli ordini ai propri partner commerciali, nonostante il lockdown imposto nei paesi di produzione, al contrario delle pratiche commerciali piratesche delle multinazionali in atto proprio in questi giorni (cancellazione degli ordini in corso o addirittura già in consegna, rifiuto di pagare per merce già prodotta, ecc.). Supportano quindi le Botteghe del Mondo, continuano a rifornire altri rivenditori e supermercati, e chi lo ha, rafforza il proprio e-commerce.

Questa la fotografia della resilienza del Commercio Equo e Solidale italiano. Tuttavia, la situazione è in continuo divenire: le organizzazioni si stanno attrezzando ma le azioni sono spesso in evoluzione. Perciò il miglior modo per conoscere le modalità per la spesa equosolidale ai tempi del Coronavirus è contattare la propria organizzazione di fiducia o consultare il sitoweb/facebook di quelle nella propria zona. A questo link i recapiti di tutte le realtà socie di Equo Garantito, Regione per Regione: https://www.equogarantito.org/isoci/.

Qui, invece, #SpesaResponsabile: una rete di contatti, una mappatura creata da LiberoMondo (Socio Equo Garantito) per segnalare i servizi offerti dalle Botteghe (sempre in aggiornamento).

Anche WFTO – World Fair Trade Organisation, l’Organizzazione Mondiale del Commercio Equo e Solidale – si è attivata con una campagna, #StayHomeLiveFair, a sostegno del movimento internazionale del fair trade composto da centinaia di cooperative e aziende che, anche in questa situazione di difficoltà, continuano a supportare i loro lavoratori, agricoltori, artigiani e comunità, circa un milione di persone in 76 paesi.

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