Direttiva Due Diligence bocciata - Equo Garantito

Direttiva Due Diligence bocciata: un fallimento che non possiamo permetterci

Continuiamo a dire “Sì, alla Direttiva europea sulla dovuta diligenza delle imprese”! È questo il messaggio che, come società civile e movimento internazionale del Commercio Equo e Solidale, vogliamo continuare a lanciare e sostenere, malgrado i tempi siano ormai davvero stretti.

Ieri, il Consiglio dell’Unione europea, con il governo italiano che ha contribuito a questo disastroso risultato, non ha raggiunto la necessaria maggioranza (in sede Coreper – Comitato dei Rappresentanti Permanenti dei governi degli Stati membri) per l’approvazione della Direttiva sulla cosiddetta due diligence di sostenibilità aziendale (CSDDD o CS3D), malgrado l’accordo trovato qualche mese fa in seno al Parlamento europeo.

Una normativa, quella sulla dovuta diligenza, che mira a prevenire, mitigare e riparare (in caso di violazioni) i diritti umani e l’ambiente dagli abusi delle imprese, tra cui salari da miseria, condizioni di lavoro non dignitose, danni ambientali ormai sempre più evidenti e con un impatto diretto anche in questa parte di mondo!

Il lavoro di concertazione – come abbiamo più volte raccontato – per arrivare all’approvazione di una normativa rivoluzionaria è frutto di lunghissimi negoziati, del lavoro certosino e appassionato di alcuni rappresentanti europei evidentemente illuminati che, tuttavia, si è scontrato con scelte di comodo e che, ancora una volta, producono risultati tutt’altro che rassicuranti per il nostro pianeta e per le persone che lo abitano.

Le aziende a favore: la due diligence a sostegno delle PMI italiane

Il grido d’allarme non arriva solo dalla società civile: negli ultimi giorni, anche molte aziende e associazioni di impresa si sono espresse con favore nei confronti di questa normativa, a partire in Italia da CNA Federmoda che ha ricordato come la Direttiva sulla due diligence aiuterebbe le PMI italiane ad essere più competitive o dalla Ferrero che ha sottolineato come la Direttiva garantirebbe equità per le imprese in tutta l’UE e consentirebbe alle stesse di operare in un contesto uniforme e in un quadro normativo semplificato.


Alla Presidenza belga dell’UE resta ora poco tempo ma soprattutto poco spazio di manovra per riaprire i negoziati sul testo e trovare un accordo che possa essere approvato dal Consiglio e dal Parlamento, a pochissime settimane dalla fine dell’attuale mandato e dalle prossime elezioni europee.

Noi continueremo ad andare avanti, insieme alle organizzazioni che – come Equo Garantito – fanno parte della campagna Impresa2030, perché la strada verso un modello di economia che mette al centro i diritti delle persone e la sostenibilità ambientale è una necessità ormai non più differibile.

Questa brutta battuta d’arresto – come si legge nella dichiarazione congiunta lanciata a livello internazionale da numerose organizzazioni, tra cui WFTO-Europe e FTAO (Fair Trade Advocacy Office), mette a repentaglio un tassello fondamentale della legislazione europea sulla sostenibilità, attesa e quanto mai indispensabile per innescare un cambiamento nella condotta aziendale. È il risultato di un processo democratico in Parlamento europeo e di approfonditi negoziati con gli Stati membri che non può fallire.

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