UE: diritti a rischio

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La nostra promessa era semplificare e l’abbiamo mantenuta”. Con queste parole, lo scorso 26 febbraio, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato i dettagli del primo pacchetto Omnibus, su cui da tempo si rincorrevano varie indiscrezioni condite anche da una certa preoccupazione. L’obiettivo dichiarato, infatti, era ed è quello di snellire le normative sulla sostenibilità in modo tale da ridurre almeno del 25% gli oneri amministrativi per le imprese, una percentuale che sale al 35% per quelle di piccole e medie dimensioni (PMI), fino alla fine del quinquennio.

Ma si tratta davvero di snellire o, invece, di distruggere?

Come abbiamo già avuto modo di condividere, con la proposta della Commissione europea vengono fortemente ridimensionate, se non completamente smantellate, molte delle più importanti disposizioni che erano state approvate dopo un percorso di quasi dieci anni, frutto anche dell’apporto e delle pressioni delle reti della società civile europea.


Società civile e economisti, contro il “disastroso” pacchetto Omnibus

Oltre 350 organizzazioni hanno scritto un posizionamento congiunto per denunciare una «disastrosa proposta Omnibus» che “fa a pezzi le tutele sui diritti umani e l’ambiente”.

E lo scorso 19 maggio, oltre ottanta economisti europei hanno a loro volta pubblicato un posizionamento, che si oppone in maniera molto dura alla visione e ai principi su cui si basa pacchetto Omnibus. Nell’appello, gli economisti si dicono contrari a “un modello di competizione che accetta l’esternalizzazione dei costi ambientali e sociali a spese della natura, del clima, dei lavoratori e degli altri attori lungo le catene produttive. Da un punto di vista economico, legale ed etico è inaccettabile per il pubblico, così come per le future generazioni, sopportare il costo ecologico e sociale dei comportamenti irresponsabili delle imprese”.

È inoltre online il nuovo position paper della Clean Clothes Campaign“Ripristinare la centralità di lavoratori e diritti umani nelle direttive UE: una risposta al pacchetto Omnibus”, una presa di posizione chiara e documentata contro il pacchetto normativo proposto il 26 febbraio 2025 dalla Commissione europea che svuota le direttive CS3D (direttiva sulla dovuta diligenza / due diligence delle imprese) e CSRD (direttiva sugli obblighi di rendicontazione sulla sostenibilità per le imprese) dei loro contenuti più avanzati. 

Per approfondire: