Semplificare non vuol dire “annacquare”

Due-Diligence

Sono giorni cruciali per il futuro della Direttiva europea sulla due diligence (CSDDD o CS3D) di cui più volte abbiamo raccontato. L’esito, purtroppo, appare sempre più deludente e incerto, lontano dalle aspettative iniziali, segnando la fine delle regole armonizzate in materia di responsabilità civile, di controlli lungo la filiera e, più in generale, di un quadro normativo solido e ambizioso sulla sostenibilità e sul ruolo delle imprese.

“Il cambiamento climatico corre, la politica arranca. Se acceleriamo la transizione, l’Europa guadagna in crescita, innovazione e competitività. Se facciamo marcia indietro, è il futuro dell’Europa ad essere a rischio” – aveva detto qualche settimana fa Enrico Giovannini, già Ministro e Direttore scientifico di ASviS (Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile). Come ribadito in diverse occasioni, infatti, sostenibilità e competitività non sono in contraddizione, ma si rafforzano a vicenda.

Nelle ultime settimane, però, la discussione (e i voti) sull’auspicata semplificazione proposta attraverso il “pacchetto Omnibus” sta, nei fatti, compromettendo il futuro dei piccoli agricoltori e delle imprese responsabili, andando ad indebolire ulteriormente una normativa già fortemente diluita ed annacquata.

Appello URGENTE ai Membri italiani del Parlamento europeo (MEPs)


Mercoledì 22 ottobre, il Parlamento europeo ha votato contro il mandato alla Commissione JURI di negoziare in merito alla proposta Omnibus, che introduceva diverse disposizioni che avrebbero indebolito la Direttiva sulla due diligence. La discussione, quindi, torna in plenaria. Per questo, attraverso uno statement congiunto di FTAO (Fair Trade Advocacy Office), Fairtrade International e WFTO-Europe, il Movimento per il Commercio Equo e Solidale esorta i membri del Parlamento europeo a cogliere questa opportunità fondamentale per affrontare le significative lacune presenti nell’attuale testo della CSDDD e a resistere a qualsiasi tentativo di indebolirne ulteriormente le disposizioni.

“Le catene di approvvigionamento sono sotto pressione. Gli agricoltori devono affrontare la siccità. Gli operai delle fabbriche sopportano il caldo estremo. Eppure, i redditi rimangono lontani da quelli necessari per una vita dignitosa. Con o senza legislazione, questi problemi sono reali. La domanda che poniamo prima della plenaria è: “i Deputati e le Deputate europee coglieranno l’occasione per contribuire a costruire una rete di sicurezza o invieranno un segnale che dice “cavatevela da soli”? – afferma Alena Kahle di FTAO, a nome del movimento equosolidale.

Il tempo a disposizione per invertire la rotta è davvero poco: il nuovo voto in plenaria al Parlamento europeo è previsto per il prossimo 13 novembre. Il rischio è che il testo, già diluito, sia ulteriormente svuotato.
Questo voto arriva in un momento in cui i cittadini e le cittadine chiedono una maggiore responsabilità delle imprese: oltre il 75% delle persone nell’UE desidera che le aziende siano ritenute responsabili delle violazioni dei diritti umani e dell’ambiente nelle loro catene del valore. Tuttavia, mentre i Paesi di tutto il mondo stanno rafforzando i requisiti di due diligence, l’UE rischia di rimanere indietro.

Ci attiveremo perché questo non avvenga, insieme alle organizzazioni che promuovono la campagna Impresa2030 di cui siamo parte e, in collaborazione con Fairtrade Italia, nel contesto europeo di FTAO, scrivendo direttamente agli europarlamentari italiani.

LEGGI LO STATEMENT FTAO – IN INGLESE